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10 strumenti indispensabili per un HomeStudio: le periferiche MIDI

I musicisti della mia generazione, quando sentono nominare il termine “MIDI”, hanno una specie di mancamento. Colpa delle famigerate basi MIDI per il karaoke (o per il pianobarista) che, contenute in un (apparentemente) innocuo floppy disk da 1,44 MB contribuirono, negli anni ’90, all’inizio del declino della musica dal vivo in Italia, sostituendo – tout court – band intere  con una manciata di byte.
I suoni prodotti da questi aggeggi elettronici erano di qualità discutibile (diciamo pure infima), ma il vile denaro ebbe – come sempre – la meglio e quindi… largo al one man band!

Evoluzioni

I tempi per fortuna cambiano: se è vero che “la tastiera che fa le veci di tutta la band” continua – in certi ambiti – a spaziare dal liscio al cantautoriale, il MIDI si è evoluto (o meglio, involuto) e ha trovato una collocazione ben più nobile: permetterci di pilotare i cosiddetti virtual instruments.

Con l’abbattimento del costo degli hard disk, oggi ci troviamo di fronte a software e campionamenti di livello incredibile che permettono, anche a chi non possiede l’originale, di suonare un pianoforte degno di quel nome, un rhodes, un organo hammond o una batteria, per non parlare dell’infinità di suoni di sintesi… Esistono librerie di samples specializzate in ogni genere musicale (con catalogazioni di preset degne di Borges), pronte per essere suonate in studio o dal vivo.
Ci piacerebbe aggiungere un bel timbro alla Jimmy Smith alla nostra registrazione e non possiamo pemetterci un B3 vero? Poco male! Ditte come Native Instruments (ma anche altre, validissime), ci mettono in grado di acquistare, al prezzo di un paio di jeans fuori moda, un’antologia di suoni onestamente indistinguibili dall’originale.

Per pilotare questi virtual instruments abbiamo bisogno di una periferica MIDI. Il mercato, sempre più attento al plug’n'play, ne ha sfornate tantissime collegabili direttamente via USB.
I costi sono molto contenuti: per strumenti di base si parte da meno di 100 euro e con poco di più è già possibile acquistare tastiere a 88 tasti semipesati… Inoltre molti controller sono dotati di fader, encoder rotativi e pad grazie ai quali è possibile creare parti percussive, interagire con i parametri dei suoni (vedi i drawbar dell’hammond o l’inviluppo di alcuni synth), o con diverse funzioni delle D.A.W.: seguire l’automazione del volume di una traccia è molto più reale che disegnarla con delle linee.

Controllori e Piloti

Non dobbiamo pensare ai controller esclusivamente come a tastiere dotate di tasti o fader: il più incredibile balzo in avanti è stato fatto sulle percussioni.
Per quanto i batteristi siano poco propensi a consumare le loro bacchette su un drumkit elettronico, quando ne provano uno collegato al computer per pilotare un virtual instrument di ultima generazione… generalmente dimenticano la mascella sul pavimento e iniziano a sbattere inebetiti sulle pelli meshate! Ovviamente possiamo dotare un kit normale di trigger e inviare via MIDI gli impulsi al virtual instrument, avendo così il meglio dei due mondi. Se i suoni di EZ Drummer sono sbalorditivi, quelli di Superior tolgono il sonno… per non parlare di quelli di Abbey Road (Native Instruments) o di BFD

Anche il chitarrista più analogico e tradizionalista non può rimanere indifferente a cose del genere…

E che dire del contrabbasso ben temperato?

Insomma, il MIDI non è più appannaggio del karaoke e si è ritagliato un ruolo di rilievo nella quotidianità dei musicisti: ci connette con un mondo sonoro che fino a qualche anno fa era appannaggio di pochi fortunati e ci permette di concentrarci sulla musica, più che sullo strumento.
Prendete una periferica MIDI e liberate la vostra creatività: potreste scoprire che è divertente!

Buon recording ;-)

Articolo 6/11 della serie:
10 Strumenti Indispensabili per un HomeStudio

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