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Monday Project: il melting pot della creatività e il ritmo infinito

Infinity Beat (Ghiro Records, distribuzione nazionale Halidon) è il primo album dei Monday Project, band italiana che, distaccandosi dalle tradizioni musicali del belpaese, traccia un solco sonoro coraggioso che, invece di dividere, unisce generi apparentemente inconciliabili tra loro: ascoltando il disco ci si sorprende di come vengano accostate con divertimento, irriverenza (e una sana dose di incoscienza!) armonie jazzy, riff hard rock, assoli di sax, sample elettronici,  passi orchestrali e ritmi dance martellanti.
La voce di Andrea Simon, spesso trattata pesantemente a suon di distorsori, filtri ed effetti, si sposa perfettamente con il mood del progetto, dividendosi tra parti urlate, ritornelli in falsetto e aperture melodiche cantate in idiomi diversi.
Lontano dall’essere un semplice esercizio di stile(i), Infinity Beat apre uno spiraglio sulla creatività dei musicisti di casa nostra che, infischiandosene della crisi discografica, delle tendenze, dell’omologazione, del fattore X… dimostrano una vitale e pulsante voglia di sperimentare.
Un disco come questo, inutile dirlo, è la dimostrazione che è possibile produrre musica in casa con risultati tecnicamente professionali e commercialmente appetibili, basta avere le idee giuste e sapere come registrarle.

Incontriamo Alessandro Scialotti, chitarrista, compositore e sound engineer della band per una chiacchierata sulla realizzazione di Infinity Beat, che ha curato di persona nel proprio homestudio.

HomeStudioRecording.it: Che ruolo ha avuto il tuo homestudio nella realizzazione di questo progetto?
Alessandro Scialotti: il disco Infinity Beat, e forse i Monday Project stessi, non sarebbero potuti esistere senza i vantaggi che offre l’home recording.

HSR: Puoi spiegarne il motivo ai lettori?
AS: Come si può evincere dalla sonorità particolare del disco, abbiamo avuto bisogno di moltissimo tempo per mescolare suoni e timbri provenienti da generi distanti tra loro e per trovare una miscela di colori che risultasse totalmente originale, ma rimanesse anche diretta e d’ascolto immediato. I brani sono stati composti e arrangiati direttamente sulla sessione di Pro Tools, dove è accaduto non di rado che magari un timbro particolare abbia influenzato l’idea compositiva di base, o che la possibilità di lavorare al missaggio già in fase creativa abbia messo in luce prospettive interessanti.
Se avessimo dovuto lavorare in questo modo affittando uno studio di registrazione, i costi di produzione sarebbero saliti a livelli decisamente proibitivi.

HSR: Con che strumentazione avete registrato?
AS: Prima di iniziare il progetto avevo comprato il primo modello di M-Box della Digidesign (ora Avid), che veniva venduta per poco meno di 500 euro insieme al software Pro Tools LE 6.4, e dei monitor di fascia economica della Seiwin (se ricordo bene, sono costati 180 euro la coppia!). Il 90% del disco è stato realizzato con questa semplice scheda audio.
Le prime bozze di chitarra sono state registrate entrando in diretta con un Line 6 Pod Xt a rack, successivamente ho utilizzato un amplificatore valvolare (Frayette VHT Pitbull Fifty/CL) e un isocab con microfono Shure SM57. La voce è stata ripresa con un microfono di fascia ultra economica, un Behringer B-1 avuto in prestito da un amico, collegato direttamente nella M-Box. Gli interventi di sax sono stati registrati portando il nostro piccolo homestudio a casa del sassofonista Alessandro Magistris e utilizzando il suo AKG414, mentre le parti di orchestra, commissionate a distanza e spediteci via internet, sono state realizzate da Alessio Miraglia con Simphonic Orchestra.

HSR: Avete mixato da soli le registrazioni?
AS: Sì, abbiamo mixato tutto con Pro Tools LE 6.4, avendo in mente una sorta di demo/album di dieci brani che suonasse il meglio possibile. Questa fase ci ha portato via molto tempo, un po’ perché a parte qualche demo rock non avevamo mai approfondito così tanto il lavoro di missaggio e quindi ci mancavano molte nozioni teoriche, un po’ per l’anomalia del sound che non ci permetteva di fare raffronti con album di genere simile, perché…non ne esistevano!
Alla fine di tutto il lavoro, con nostro grande piacere il nostro album/demo è risultato discretamente fruibile e, con nostra sorpresa, abbiano notato che molti amici “non addetti ai lavori” lo ascoltavano nei propri stereo di casa considerandolo “uno dei tanti dischi”, senza notare problemi o anomalie particolari nel sound.

HSR: E a quel punto cosa è successo?
AS: Tale apprezzamento ci ha spinto mesi dopo a riaprire le sessioni di Pro Tools, con la consapevolezza che l’impatto ritmico dei brani e la qualità generale potevano salire notevolmente di livello. Insomma, già che c’eravamo… abbiamo deciso di farlo meglio!

HSR: Come avete fatto allora?
AS: I groove di base sono stati rinforzati aggiungendo casse e rullanti sovrapposti a quelli già presenti nei loop e le chitarre sono state registrate di nuovo utilizzando dei modelli migliori (una Gibson Les Paul Custom e una Gibson Les Paul Standard).
Anche il missaggio in questa seconda fase è stato molto lungo, tuttavia nel frattempo avevamo acquisito tanta esperienza in più mixando molte altre demo di diverse band, e quindi abbiamo potuto mettere in pratica diversi trucchi del mestiere sia “rubati con gli occhi” da diversi studi, sia appresi leggendo e mettendo in pratica le esperienze, i consigli e i pareri postati nei moltissimi siti dedicati all’home recording. Soddisfatti del risultato finale siamo partiti alla ricerca di un produttore.

HSR: Il racconto si fa avvincente!
AS: Dopo due anni di ricerche, contatti e diversi tentativi con vari produttori (che comunque si mostravano sempre ben sorpresi dalla qualità del nostro album/demo), Infinity Beat è piaciuto talmente tanto al produttore David Marchetti, che ci ha proposto di pubblicarlo e distribuirlo… così com’era!

HSR: E voi ovviamente avete accettato al volo!?
AS: Beh… a dir la verità… no! Lo abbiamo pregato di aspettare due mesi per darci il tempo di mixarlo una terza volta!

HSR: Come mai?
AS: In due anni diverse cose erano migliorate per noi a livello tecnico: il nostro “Monday Studio” era cresciuto notevolmente, con monitor professionali Adam che ci garantivano una percezione molto più nitida e fedele rispetto al passato e una scheda audio più potente (M-Audio ProFire 610); in un secondo momento, per poter monitorare al meglio le basse frequenze, avevamo aggiunto una cassa sub (Adam Sub7) che completasse la gamma in quelle frequenze dove le nostre casse non potevano arrivare.
L’acquisto di Pro Tools 8 ci ha permesso inoltre di sostituire i vecchi plug-in con quelli nuovi, di qualità sonora più alta, forniti col programma e di migliorare la precisione ritmica di molti groove grazie alla funzione Elastic Audio.
Ma soprattutto le nostre conoscenze e capacità tecniche erano notevolmente migliorate grazie alle numerose esperienze seguite in studio per altri progetti, ai preziosi consigli del preparatissimo Luigi Notte (fonico RAI), ai diversi libri studiati, alle riviste del settore acquistate e alle centinaia (ma forse anche migliaia) di pagine di forum e siti lette e rilette.

HSR: Una bella dimostrazione di umiltà e di impegno da parte vostra!
AS: Con la prospettiva del disco in uscita volevamo che la qualità fosse la più alta ottenibile e che i brani suonassero al meglio delle loro possibilità. Abbiamo impiegato otto ore al giorno per un mese e mezzo per missare tutto da capo col massimo dell’attenzione, testando i brani su diversi impianti, chiedendo pareri ad esperti e amici, andando di persona in diversi studi col nostro cd chiedendo ascolti e consigli.

HSR: Vista la tua competenza in materia, che ne dici di svelare ai lettori qualche particolare tecnico in più?
AS: Con piacere!

Aspettiamo allora il prossimo appuntamento con Alessandro per una panoramica sul suo homestudio e sulle tecniche di registrazione e mix utilizzate per Infinity Beat!
Intanto possiamo ascoltare le differenze sonore tra i tre mix:

[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/Dibudiday_MKI.mp3" text="Dibudiday - prima versione" dl="0"]
[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/Dibudiday_MKII.mp3" text="Dibudiday - seconda versione" dl="0"]
[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/Dibudiday_MKIII.mp3" text="Dibudiday - versione definitiva" dl="0"]

[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/PassionForSnow_MKI.mp3" text="Passion For Snow - prima versione" dl="0"]
[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/PassionForSnow_MKII.mp3" text="Passion For Snow - seconda versione" dl="0"]
[wpaudio url="http://www.homestudiorecording.it/wp-content/audio/PassionForSnow_MKIII.mp3" text="Passion For Snow - versione definitiva" dl="0"]

Sito ufficiale della band:
www.mondayproject.net

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4 risposte a Monday Project: il melting pot della creatività e il ritmo infinito

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