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10 strumenti indispensabili per un HomeStudio: il trattamento acustico

Come tutte le cose buone e genuine, molti dischi celebri – anche dei decenni passati – sono stati fatti in casa, o almeno in studi non convenzionali: mi vengono in mente album commercialmente importanti di artisti come Led Zeppelin, Red Hot Chili Peppers, Radiohead, Deep Purple, NIN, Bruce Springsteen, Alanis Morrissette, Jonny Cash, Lenny Kravitz, Lily Allen, John Coltrane, Muddy Waters… registrati in appartamenti, garage, uffici, ville di campagna, cucine, camere di hotel… insomma ambienti normalmente destinati a usi diversi.

sE Electronics - Reflexion Filter

Come mai allora questi dischi suonano così bene mentre le nostre registrazioni tradiscono la loro natura amatoriale alla prima nota?
Beh, prima di tutto è piuttosto facile che una band di musicisti eccellenti (abili, oltre che nella tecnica strumentale, nella composizione e nell’arrangiamento di canzoni destinate alla storia – o almeno… ascoltabili!) possa produrre musica bellissima a prescindere da eventuali imperfezioni di registrazione… poi c’è da fare i conti con i mezzi che abbiamo a disposizione per registrare il nostro materiale.
Invece di spendere soldi per comprare l’ennesimo preamplificatore o la suite di plugin appena uscita, dovremmo investire le nostre energie per correggere acusticamente la stanza nella quale effettuiamo le riprese, perché la prima cosa che ci fa etichettare immediatamente la registrazione di una canzone come “amatoriale” è – mix a parte – il tracking approssimativo.

Molto spesso la paura principale di chi è alle prime armi è quella di sentire le proprie note sovrastate da qualche rumore esterno: per quanto possa sembrare ridicolo a chi è completamente digiuno dell’argomento, la nostra preoccupazione – a meno che non viviamo in una torre di controllo o in una stazione ferroviaria -, non dovrebbe essere questa.
Spesso chi inizia a registrare in casa ignora quel minimo di accortezze necessarie alla ripresa di una traccia decente, prima tra tutte la possibilità di minimizzare il brutto suono della stanza nella quale ci troviamo a incidere: accessori come il Reflexion Filter della sE Electronics sono un vero e proprio asso nella manica quando ci troviamo a registrare in stanze che non conosciamo o che non possiamo trattare acusticamente.

Tutti i nodi vengono al pettine
Abbiamo tutti in mente quella specie di eco fastidiosa che risuona se battiamo le mani nella stanzetta in cui abbiamo allestito il nostro homestudio?
Ecco, quando premeremo “rec”, quella risonanza rientrerà nel microfono rovinando la nostra traccia: mentre eventuali rumori esterni verranno difficilmente catturati dal microfono (e in mix saranno mascherati da altre frequenze o eliminabili con un minimo di equalizzazione), il flutter echo sarà ben registrato e praticamente impossibile da correggere.

Un'asta piegata a T...

Ma da cosa dipende?
Dalla nostra piccola stanza, che ha la forma di una scatola di scarpe: è per questo che gli studi professionali hanno sale di ripresa con soffitti alti e pareti ricoperte da pannelli.
In assenza di un trattamento acustico adeguato, i suoni che produciamo si riflettono su tutte le superfici vicine, sbattono sulle pareti e ritornano al microfono con un ritardo impercettibile – roba di millisecondi – rispetto al segnale originale, provocando un effetto di comb filtering con il relativo cancellamento di alcune frequenze. Non che il comb filtering in sé sia un male: usato in maniera creativa, per scopi musicali è quello che, con le opportune regolazioni, produce effetti divertenti come il phaser o il flanger, ma quando non voluto (pensiamo a una voce o a una chitarra acustica), diventa un problema.

Se per trattare acusticamente una stanza adatta al mix ci vuole un po’ di esperienza e un minimo di materiale professionale, per risolvere i problemi di ripresa di una live room abbiamo a disposizione, oltre alle offerte commerciali, dei semplici ed economicissimi espedienti.

...una coperta...

Cartoni delle uova a parte – che difficilmente potranno arredare una casa – chiunque ha la possibilità di prendere un’asta per microfono, piegarla a mo’ di T e appoggiarci sopra una coperta: ecco fatto un bel pannello diffusore, facile da smontare non appena abbiamo finito la nostra session. Prima di registrare facciamo incetta di materassi, coperte, tappeti, cuscini, tende… e costruiamo una specie di recinto intorno a noi e al nostro microfono, in modo che il suono, arrivando sulle coperte, rimanga lì e non torni indietro. In questo modo il microfono riceverà il suono diretto dalla fonte che lo produce e non quello riflesso dai muri: le nostre registrazioni suoneranno molto meglio e nessuno, ascoltando la traccia, potrà etichettarla come “casalinga”.

...e il vecchio trucco dell'armadio!

Un altro fattore da tenere in considerazione è il pavimento: a meno di non voler fare esperimenti particolari, è sempre bene avere un tappeto sotto ai piedi, così da evitare eventuali risonanze non desiderate. L’ideale sarebbe posizionarsi il più lontano possibile dalle pareti, quindi grosso modo al centro della stanza; se questo non fosse logisticamente possibile, c’è sempre il vecchio trucco dell’armadio (purché pieno): apriamolo, copriamo le ante con un paio di coperte e – con le spalle rivolte ai vestiti – saremo pronti a registrare!

Soluzioni per il mix
Risolto il problema della ripresa, magari vorremmo anche poter mixare in tranquillità: per poterlo fare è necessario avere la sicurezza che i monitor ci dicano la verità sulle frequenze che ascoltiamo: partendo dal presupposto che una camera da letto o un salotto difficilmente raggiungeranno la perfezione di una regia progettata da un professionista, se ci accontentiamo possiamo migliorare incredibilmente le nostre condizioni di mix e avere un ascolto – se non perfetto – almeno veritiero. In una stanza non trattata infatti alcune frequenze risulteranno enfatizzate, altre cancellate e noi, compensando questi difetti, prenderemo decisioni sbagliate, con il risultato che i nostri mix suoneranno perfettamente in quella stanza e completamente sbilanciati altrove.

Come fare allora?
Volendo spendere poco (meno di 100 euro), la soluzione più efficace – anche se non completa -, è acquistare qualche pannello assorbente. Dopo aver controllato che i monitor sulla scrivania formino un triangolo equilatero con la posizione in cui mixiamo, facciamoci aiutare da un amico: chiediamogli di reggere uno specchio e di farlo scorrere lungo le pareti: stando seduti di fronte alla nostra postazione, guardiamo cosa si riflette nello specchio e posizioniamo un pannello in ogni punto in cui vediamo riflessi i monitor. Il suono e la luce si propagano in maniera molto simile: in questo modo saremo sicuri di ascoltare il suono diretto che esce dalle casse e non quello che ci arriva di rimbalzo dalle pareti!


Fatto questo possiamo piazzare un paio di pannelli dietro ai monitor, uno sul soffitto… ed è fatta!
Non sarà la regia di Abbey Road, ma di sicuro ci permetterà di realizzare mix migliori!
Se poi abbiamo la possibilità economica, l’acquisto (o la costruzione) di un paio di bass trap è un’opzione da tenere in considerazione: la zona bassa dei nostri mix ringrazierà!
Ovviamente sarà difficile ottenere una risposta perfettamente flat in una stanza nata per abitare, ma con questi piccoli accorgimenti possiamo migliorare enormemente le nostre condizioni di lavoro.


Buon recording a tutti ;-)

Articolo 10/11 della serie 10 strumenti indispensabili per un homestudio

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