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Consigli per il mix: Alessandro Scialotti e il Monday Studio

Avevamo incontrato Alessandro Scialotti lo scorso mese, in occasione dell’uscita di Infinity Beat, album d’esordio dei Monday Project: alla fine dell’intervista Alessandro ci aveva promesso che avrebbe svelato ai lettori di HomeStudioRecording.it qualche dettaglio tecnico sul Monday Studio e sul mix dell’album.
Si sa come vanno certe cose: una chiacchiera tira l’altra e durante l’intervista abbiamo avuto modo di approfondire gli aspetti cruciali del suo approccio al mix.
Consigli preziosi, validi per tutti i generi musicali e facilmente applicabili, che ci aiuteranno a far suonare molto meglio le nostre tracce!

Alessandro Scialotti

Alessandro, in che cosa consiste il tuo home studio attuale?
Il mio piccolo home studio per ora è composto da un Pc con processore Intel Core 2 Quad CPU Q8200 (2.33GHz) con 2 GB di Ram, Pro Tools 8, monitor Adam A5 e subwoofer Adam Sub7. Pre Universal Audio SOLO/610, convertitore AD/DA RME ADI-2, scheda audio M-Audio ProFire 610, microfoni Shure SM57, Sennheiser MD421 per la chitarra, e Apex 460 (modificato) per la voce e una Isocab Brave per chitarra con cono 1×12″.

Che migliorie hai introdotto rispetto al periodo in cui hai registrato Infinity Beat?
Rispetto a quando ho registrato Infnity Beat ho preso le casse A5 e il Sub7 di Adam, che sono state fondamentali per mixare l’album. Inoltre ultimamente ho acquistato un preamplificatore microfonico Universal Audio SOLO 610 e un convertitore AD/DA RME ADI-2.

Universal Audio SOLO/610

Quanto è importante, nella catena audio, il pre?
A sentire il parere di moltissimi fonici è “ciò che fa il suono del mix”.
Ci sono pre molto trasparenti che restituiscono un suono molto fedele, altri che invece sono molto colorati e che quindi aggiungono il proprio carattere al timbro dello strumento che amplificano.
Io uso l’Universal Audio SOLO/610 che, essendo valvolare, aggiunge delle peculiarità ben precise come calore, transienti più lenti e un segnale meno hi-fi, caratteristiche che mi piacciono molto per come ho in mente le chitarre elettriche e la voce: in generale mi piacciono i suoni sporchi e grossi! Ovviamente poi dipende dalla situazione, se dovessi riprendere un rullante funky vedrei più adatto un pre con transienti più veloci, o per lo meno ridurrei il più possibile il gain compensando con il livello di uscita. Dipende sempre da quello che si vuole fare, e soprattutto dai mezzi che si hanno a disposizione. Avere pochi mezzi stimola la creatività anche se a discapito della qualità… ma questo penso sia un bene.

Dei convertitori buoni fanno davvero la differenza?
Ho comprato l’ADI-2 quasi per sentirmi a posto con la coscienza e per sapere che avevo “tutte le carte in regola” per registrare delle buone chitarre.
Non essendo un fonico non pensavo di avere l’orecchio per riuscire a sentire delle differenze, e invece prestando attenzione ci sono e ben percepibili.

A livello di trattamento acustico che cosa hai fatto per avere un ascolto veritiero nella tua stanza?
Assolutamente niente. Anzi… ho una camera cubica, stretta, e siccome mi piace molto la luce ho una grande finestra che occupa tutta una parete e un’enorme specchio che ne occupa tutta un’altra: non riesco a pensare nulla di peggio per l’audio! Infatti durante il missaggio di Infinity Beat giravo con una Pen Drive e un CD in tasca per ascoltare le tracce in più situazioni possibile: dagli studi, alle automobili, ai vecchi impianti stereo, alle casse delle discoteche, agli impianti per le situazioni live. Ora sto prendendo accordi per farmi insonorizzare e trattare una stanza.

IsoCab Brave

Vuoi svelare ai lettori come hai lavorato tecnicamente al mix di Infinity Beat?
Per il disco dei Monday Project, come per qualsiasi altro missaggio, seguo più o meno sempre uno stesso iter, che magari può risultare un po’ anomalo in quanto non sono un fonico.
Inizialmente bilancio i volumi delle tracce per capire la canzone. Di seguito ordino la sessione seguendo le regole di base che tutti conoscono, come “pannare” le chitarre ritmiche a destra e sinistra, applicare le equalizzazioni tipiche sulle tracce e i tagli HF e LF assicurandomi che ogni strumento stia nel proprio range di frequenze, aggiustare i timbri, ordinare in gruppi…

Dopodiché passo a lavorare in modo più preciso con tre step che mi sembrano fondamentali:

Spettro ed Eq.
Ascolto in maniera isolata e mutando tutto il resto, una per una le seguenti bande: bassi (20-125Hz), medio-bassi (125-2.500Hz), medio-alti (2.500-10.000Hz) e alti (10.000-20.000Hz).So che ad esempio nel range 20-125 voglio sentire solo cassa e basso, quindi posso mutare queste due tracce e controllare se c’è qualche altra traccia che sta risuonando in questa zona e non dovrebbe, ed intervenire nel caso con un HP sulla traccia incriminata. Lo stesso vale ascoltando in maniera isolata la zona 10000-20000, dove mi aspetto hi-hat e piatti, le punte dei groove e della voce, ma è meglio che non ci sia molto altro. Ascoltare poi solo le medio alte o le medio basse mi permette di gestire in queste zone molto delicate, la convivenza al livello di frequenze di chitarre, rullanti e voce.

Dinamica e Comp.
Mediante l’uso del compressore, modifico (quando serve) il comportamento dei transienti dei diversi strumenti. Strumenti all’unisono sullo stesso range di frequenze risulteranno amalgamati se aventi lo stesso attacco, ben distinti se aventi transienti di velocità diverse, con beneficio di quello con attacco più breve. Un basso con un attacco lento (o addirittura schiacciato da un compressore con sidechain legato alla cassa) lascerà vuoto un intervallo nel dominio del tempo sufficiente alla cassa per permetterle di suonare liberamente risultando più nitida nelle basse frequenze e non andandosi ad impastare nel range 20-125Hz con il basso.

Piani sonori e reverb
Gestisco i piani sonori tramite il riverbero, in modo da non avere nulla “in faccia” sulle medie, a parte la voce. Ad esempio faccio si che la batteria abbia un proprio ambiente e che risulti “un passo indietro” rispetto alla voce, che troverà quindi un proprio spazio virtuale davanti e al centro, completamente libero da altri strumenti. Uso riverberi abbastanza corti, tagliati nel range 125-9.000Hz.

Per collocare i diversi strumenti nei diversi piani, l’utilizzo del riverbero nei miei lavori va sempre di pari passo con l’eq: uno strumento messo più indietro avrà sia più riverbero sia meno presenza. Al contrario, più si avvicina, meno sarà il riverbero ma maggiore sarà la presenza, e guadagnerà anche qualcosa intorno ai 110Hz. Prevalentemente adopero riverberi del tipo hall, in quanto mi piacciono i suoni scuri e da…”stanzone”.

Ovviamente ognuno dei tre punti influenza gli altri, quindi ripeto i passaggi più volte, tornando spesso anche sui livelli e sui pan e aggiungendo eventuali accortezze sonore più artistiche, stranezze e così via.

Quando penso che tutto sia perfetto e concluso, compresi ascolti vari e mastering, e penso che suoni veramente bene, allora faccio ascoltare il brano a diverse persone (un misto tra esperti e non), chiedendo “secondo te dov’è il problema?” oppure “secondo te cos’ha che non va?”. In questo modo mi garantisco risposte schiette e critiche, che valuto e che in qualche caso possono portarmi a rivedere parte del mix.

Cosa pensi della corsa alla loudness alla quale si assiste negli ultimi anni?
Penso che se così tanti produttori ed etichette investono da anni su questa tecnica, sicuramente hanno riscontrato un ritorno di tipo economico nel far suonare i brani al più alto volume possibile.
E nella musica commerciale, in quanto tale, il lato economico è il più importante, quindi è giusto che sia così. Nella musica non commerciale invece penso spesso sia più emozionante un prodotto meno schiacciato e con più dinamica, ma comunque dipende sempre dal brano e dal genere.

Come sei riuscito a far suonare forte il tuo disco senza “distruggere” i suoni?
Ho fatto in modo che il loudness maximizer avesse una risposta (attack/release) più veloce possibile.

Per quanto non esistano regole, puoi dare qualche consiglio ai lettori su come impostare un buon mix evitando errori grossolani?
Missate sempre con un sub, o in alternativa controllate i vostri prodotti con monitor mid-field e main. Altrimenti non avrete mai il controllo su cosa sta accadendo sotto gli 85Hz. Questo può causare mix che non “tirano”, brutte sorprese su impianti con coni più grandi dei vostri e pessime sorprese durante i passaggi in radio.
Non mixate mai più di due ore consecutive, le orecchie si stancano. Fate molte pause. (Se è carina, provateci con la cantante!)
Bilanciate il mix finale facendo raffronti con altri brani allo stesso volume del vostro per capire il rapporto tra alti medi e bassi e bilanciare il tutto, ma attenzione alle curve isofoniche: avrete una corretta percezione del bilanciamento fra le frequenze solo ascoltando a 85 dBA di volume.

Quali sono i tuoi software preferiti?
Uso Pro Tools 8. Aspetto qualche mese per far rodare la versione 9 e poi farò l’upgrade. Adoro Elastic Audio, penso sia stata l’innovazione più cool degli ultimi tempi. Ho quantizzato batteristi amatoriali in 20 minuti, prima lo stesso lavoro mi portava via due giorni. Inoltre portando all’estremo il plug in posso ottenere risultati davvero interessanti: ad esempio ho modificato un accordo di chitarra elettrica, allungando solo la frazione di tempo dove c’è il rumore dell’attacco del plettro, facendolo durare per una battuta intera, per poi far sentire l’accordo rilasciato normalmente.

Hai eseguito tu il mastering?
Si, anche se non c’è un vero e proprio mastering: ho solo alzato il volume con un loudness maximizer sulla traccia del master, e portato giù il mix a 44100/16Bit nel modo corretto.

Grazie mille per i tuoi consigli Alessandro!


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