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Frenzy Of Ecstasy in edicola con Axe: intervista doppia sulle registrazioni

Daniele Gottardo è probabilmente uno dei musicisti più talentuosi e creativi che il nostro paese possa vantare.
Con un bagaglio tecnico e stilistico come il suo, c’è chi si  sarebbe costruito una carriera da virtuoso senza farsi troppe domande. Questo ragazzo invece, con una dedizione degna d’Alfieri, ha accettato una sfida ben più ardua: mettere le proprie capacità al servizio della musica, con tutta l’onestà intellettuale possibile, costi quel che costi.
Un cammino artistico in salita, una scalata all’Everest in solitaria: diciamoci la verità, quanti ragazzi sotto i trent’anni riescono a produrre musica per chitarra come quella di Gotty Boy? Probabilmente la maggior parte dei suoi coetanei è impegnata in attività diverse (calcio, TV, Wii), ma anche chi fa musica spesso punta al successo gratta e vinci dei reality show, più che alla bellezza dell’arte in quanto tale. Daniele invece studia Schönberg mentre arrangia brani pianistici con il tapping a otto dita, ascolta Mahler e sviluppa una pennata alternata degna di Malmsteen, stacca uno standard jazz mentre pensa a Stravinsky… Insomma, è uno di quei rari talenti da guardare con ammirazione incondizionata: se suonate la chitarra, date un’occhiata al suo DVD Superfingering e avrete di che divertirvi per qualche anno!

Il primo disco del nostro, Frenzy Of Ecstasy, è stato rilasciato in digitale da un certo Steven Siro Vai (meglio noto come Steve Vai) per la Favored Nations: Axe, il più prestigioso magazine italiano per chitarristi, lo ristampa su CD in un’edizione speciale arricchita con backing track e trascrizione integrale di un brano; sulla rivista, i commenti e una lezione su “Armonia cromatica e forma” direttamente dalla penna di Daniele!

Per l’occasione abbiamo chiesto a Gotty di raccontarci come si sono svolte le registrazioni dell’album: la chiacchierata si è arricchita della presenza di Ugo Bolzoni, sound engineer dell’album.

Mi raccomando: tutti in edicola a prendere Axe 159 + Frenzy Of Ecstasy!

Daniele Gottardo (foto Lorenzo Franco)

Daniele, quanto è stato importante il tuo home studio per arrivare alla realizzazione di “Frenzy Of Ecstasy”?
In realtà non ho un vero e proprio home studio, ho veramente il minimo: amplificatori, pedali, scheda audio, computer… niente rack, pre, compressori… non me ne intendo tanto e non ho voglia di dedicare tempo a queste cose, dato che ne avrò per tutta la vita con la chitarra, per non parlare del mio interesse per la composizione! Quindi per queste cose mi faccio aiutare da chi ne sa di più!

Come hai allestito la tua postazione di registrazione?
Come dicevo è veramente minimale: per registrare la chitarra, non essendo un amante dei plug-in, uso due casse 2×12” alle quali collego due o tre testate, a seconda di quello che voglio buttare giù.
Microfono con uno Shure SM57 per lo più puntato al centro del cono e quasi attaccato alla cassa: non avendo insonorizzazioni non posso permettermi grandi volumi e così evito rientri strani.
Entro nella scheda audio e registro, gli effetti sono sempre ripresi dal vero, al massimo aggiungo qualche ritardo se voglio avere maggior profondità. La scelta di microfonare a centro cono non è molto amata dai chitarristi, forse perché in questa maniera si sentono più chiaramente le imperfezioni del modo di suonare: spesso si mette il microfono verso il bordo e si crea l’illusione di un suono più fluido ma in realtà è solo più infagottato, questo è quello che penso io. Ovviamente in studio usiamo altri sistemi più professionali! :P

Che software di registrazione utilizzi?
Inizialmente ho usato Cubase, poi Digital Performer e da un po di tempo uso Logic 9, mi trovo bene, è intuitivo! Lo sto utilizzando anche per la pre–produzione di nuovo materiale.

Che scheda audio usi?
Utilizzo una Motu 828 Mk2.

Hai utilizzato qualche plugin per poter sentire un suono di chitarra verosimile mentre registravi il segnale dei pickup?
Sono contro tutte quelle simulazioni, se devi registrare una parte di chitarra di sfondo in un arrangiamento bello pieno ci possono anche stare, ma è impensabile per me registrare un disco di chitarra con le emulazioni. Penso sia sbagliatissimo anche studiare così, si rischia di non sviluppare il senso del suono e del tocco, praticamente le cose più importanti riguardo la tecnica. A quel punto è meglio studiare con il suono clean che si ottiene entrando in diretta nella scheda audio, è molto più fedele e spesso mi esercito in questa maniera quando non ho voglia di accendere l’ampli!
Mentre registravo le parti soliste del disco registravo contemporaneamente due tracce: la diretta del segnale pick–up messa in mute e una traccia di riferimento che io ascoltavo usando amplificatore ed effetto registrata microfonando l’ampli. La traccia del pick up è poi stata portata in studio per essere reamplificata e ripresa, mentre la traccia guida è stata cestinata.

Quale D.I. hai utilizzato?
Ho usato una D.I. Avalon U5, ma per le cose più tecniche ti lascio ad Ugo Bolzoni!

Daniele Gottardo (foto Lorenzo Franco)

Come hai scritto e prodotto “Frenzy Of Ecstasy”?
I brani sono stai scritti nel tempo, con pause, molte prove, molte correzioni… è il mio primo disco, sono stati fatti molti errori ma i messaggi si capiscono e quella è la cosa più importante. La pre-produzione è stata realizzata con Davide Antonio Pio (di Estremomusic, produttori del mio DVD Superfingering), che mi ha aiutato nel sistemare gli arrangiamenti e a dare quel tocco esterno che all’autore mai potrebbe venire in mente! Abbiamo usato vari virtual instrument ma abbiamo spesso cambiato quindi non ti saprei dire con precisione! Dopo aver delineato i brani della scaletta e quando la pre-produzione suonava abbastanza chiara abbiamo iniziato le riprese in studio.

Come hai organizzato la registrazione delle tracce definitive?
Le registrazioni sono iniziate al NFRS con le batterie di Riccardo Quagliato, che ha suonato sopra la pre-produzione e su qualche groove elettronico, poi è stato fatto il basso e le chitarre ritmiche. A quel punto sono state aggiunte alcune parti di tastiere, parti elettroniche, parti armoniche fatte in pre-produzione e sistemate nei suoni. Le parti di tastiera e piano sono state fatte da Federico Solazzo e io ho registrato le parti di chitarra “lead” sopra le parti definitive; in studio abbiamo sistemato quello che mancava negli arrangiamenti!

Cosa consiglieresti di ascoltare e studiare ai lettori per poter iniziare ad arrangiare brani del genere?
Sicuramente musica di qualità! Io ascolto molta classica, soprattutto tardo romantica, dove l’armonia è uno dei punti più interessanti. La cosa migliore penso sia concepire la musica insieme all’arrangiamento, cosa che faccio con i miei nuovi brani, ma non sempre viene spontaneo. Non sono esperto in questo campo e non mi sento di dare dei consigli, riguardo a parti orchestrali è buona cosa studiare le orchestrazioni dagli artisti classici in poi, la difficoltà è imparare a leggere le partiture orchestrali ma poi hai tutto li davanti! Nella musica pop è tenuto tutto molto più segreto!

Quando scrivi un nuovo brano componi prima la melodia oppure improvvisi sull’armonia finchè non trovi l’idea che ti soddisfa?
Compongo armonia e melodia insieme, poi capita di sistemare alcune parti per rendere più chiara l’idea che voglio dare, possono essere correzioni d’armonia per variare il “colore” della frase oppure un levigare la melodia per renderla più scorrevole. Riguardo l’armonia una cosa a cui presto sempre attenzione è la sua funzione strutturale, la scelta degli accordi quindi non è solo in funzione del colore ma anche per differenziare la parti o per legarle in maniera più efficace.

Quanto bisogna esercitarsi sullo strumento poco prima di premere “REC”?
E’ una bella domanda, ho passato vari anni a registrare piccole idee prima di registrare il mio CD, anche solo come esercizio per poter migliorare l’esecuzione, soprattutto la credibilità: il tiro, il controllo, l’intonazione, tutto insomma! Ascoltavo i chitarristi che mi piacevano cercando di capire come fare ad arrivare ad avere la loro stessa credibilità. E’ una cosa che consiglio sempre ai miei allievi e che aiuta ad accorgersi e sistemare più velocemente i difetti che spesso vengono sorvolati mentre suoniamo! Si raggiungono risultati incredibili in questo modo, basta avere una continuità. Spesso quando mi esercito lo faccio microfonando l’ampli e ascoltandomi dai monitor così da non lasciarmi scappare nulla, anche questo è un ottimo esercizio!

Un consiglio a chi comincia: cosa studiare, come organizzare il proprio tempo, quali argomenti didattici approfondire e cosa tralasciare?
E’ una domanda troppo complessa, sicuramente suonare ciò che uno sente e cercare di essere sinceri è la cosa principale artisticamente, se poi uno vuole fare il turnista, beh… Io personalmente non ho mai suddiviso lo studio in maniera settoriale come fanno alcuni, mi sembra che diventi una cosa troppo meccanica, suono sempre in maniera spontanea lavorando su quello che al momento mi sento di fare e che potrebbe dare più frutti, tengo solo a mente degli obbiettivi da raggiungere, ma a lungo termine. Riguardo allo sviluppo del modo di suonare, più vado avanti e più mi rendo conto dell’importanza di organizzare bene mentalmente e sullo strumento tutto quello che sappiamo fare, fare pulizia insomma, per questo è nato il mio nuovo DVD “Superfingering” che non posso non consigliare per questo argomento!!

Un po’ di gossip: Steve Vai ti ha fatto qualche richiesta particolare per l’album?
A lui piacciono molto anche le improvvisazioni che suono su YouTube e non ha avuto nessuna richiesta particolare, mi aveva proposto il contratto prima di sentire il disco. Dopo averlo ascoltato mi ha espresso i suo pareri dandomi anche qualche consiglio per lavori futuri.

Sei già al lavoro per il prossimo disco? Di cosa si tratterà?
Certo, sono al lavoro, ma sono veramente severo con me stesso… quindi prima di definire il materiale che finisce su un disco passa molto tempo: quello che sto facendo ora è una prosecuzione e definizione dello stile che a me piace chiamare rock “neo–romantico” che ha iniziato a prendere forma su “Frenzy of Ecstasy” (in brani come Cardiology, Marrakesh Market, Frenzy of Ecstasy) in versione più orchestrale con arrangiamenti anche sinfonici, armonie post-tonali di derivazione tardo romantica e cose così! Vedremo cosa verrà fuori…

Grazie mille per la disponibilità e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!
Grazie mille a voi!

Axe 159, in edicola con Frenzy Of Ecstasy

Diamo quindi la parola a Ugo Bolzoni del New Frontiers Recording Studio, che ci svela le tecniche di ripresa, i microfoni, l’hardware e i trucchi… che hanno contribuito al sound di Frenzy Of Ecstasy!

Come avete ripreso l’ampli una volta in studio?
Per quanto riguarda le parti lead, Daniele ha registrato a casa sua, con l’utilizzo di una D.I. box, tutte le parti. In studio abbiamo reamplificato il tutto: ho importato in Pro Tools le tracce, poi sono uscito da un convertitore DA (nel mio caso un Lynx Aurora 16) che ho collegato ad una D.I. specifica che riporta il segnale da +4db a livello pickup (in questo caso la X-Amp della Radial).
E’ stato interessante utilizzare il volume del canale in uscita del Pro Tools, di modo da modificare ulteriormente il suono a nostro piacimento. Daniele in quel periodo utilizzava ampli Bogner, una testata Ubershall ed una cassa a 4 coni al neodimio, molto veloce. Con la X-Amp ho sdoppiato il segnale: abbiamo mandato il suono dry alla Ubershall e il suono “solo effetti” ad una Marshall JCM900; è stata usata anche una testata Mesa Dual Rectifier. Per la ripresa del suono principale dry ho utilizzato una coppia di microfoni posizionati più vicini possibili, tenendo conto della reale posizione delle capsule, per mantenere la corretta fase: un microfono Royer R121 passivo a nastro ed un classico Shure SM57 o un Sennheiser 421MKII da alternarsi in funzione del brano, posizionati al centro di uno dei quattro coni della cassa, per ottenere un suono più brillante e non troppo vicini alla retina: infatti preferisco riprendere le chitarre a 15-30 cm di distanza. Normalmente la scelta del cono ricade su quello che mi sembra suonare meglio. Prima di posizionare i microfoni ascolto in sala di ripresa il suono e decido il cono su cui lavorare.

Ugo Bolzoni @ NFRS

Come pre ho utilizzato diverse soluzioni in funzione dei pezzi: API, Chandler TG2, e Chandler LTD1, una replica del neve 1073, a volte una leggera compressione su entrambi i microfoni con un Joemeek SC2.2. Come convertitore AD ho utilizzato sempre un Apogee AD16X. Per la ripresa del canale effetti, in questo caso un Boss DD6 Digital Delay, abbiamo utilizzato una testata Marshall JCM 900 ed una cassa Bogner a singolo cono, che monta un V30 da 8 ohm, posizionata all’interno di una sua area completamente separata dalla ripresa dry, con un Sm57 a circa 20 cm, utilizzando come pre un Universal Audio LA-610 a valvole , che ho voluto usare per ammorbidire e rendere meno presente il delay.

Che problemi di latenza si incontrano uscendo e rientrando nella scheda? Hai qualche suggerimento per riallineare le tracce?
Nessun problema. Utilizzando Pro Tools HD il problema non si pone. Reamplificando, la latenza tra uscita e ricampionamento, è tra i 32 e i 50 sample, poco più di un millisecondo: la variabilità è data dal posizionamento dei microfoni molto vicini o a 30-40 cm dal cono. Con Pro Tools inoltre vi è una funzione specifica da attivare e settare che riallinea al sample subito dopo l’acquisizione.

Hai avuto tra le mani uno dei suoni più interessanti del panorama chitarristico moderno: puoi suggerire ai lettori come avvicinarsi a queste sonorità da un punto di vista tecnico?
La prima cosa che mi sento di consigliare è di non usare simulazioni virtuali, regalano troppo dal punto di vista esecutivo, nascondendo spesso diteggiature errate ed insicure. E poi l’interazione che si ha con una testata e cassa vera non ha limiti espressivi. Ovviamente tutto si complica: è molto diverso dall’attaccare un semplice jack e via. Si tratta di pensare ad una catena di amplificazione analogica completa, che vada dalla scelta del microfono al convertitore. Senza contare la camera in cui riprendere lo strumento: se non suona bene, la battaglia è già persa fin dall’inizio. Questo comunque è un mio parere: il suono virtuale non mi arriva. E’ un suono sterile e dopo poco non attrae più il mio interesse. Ma chissà cosa inventeranno nei prossimi anni!

Come è stato eseguito il mix, dentro il computer o con hardware esterno?
Il mix è stato effettuato a 24bit 44.1Khz (non amo le conversioni di sample rate, preferisco lavorare già con il formato finale) con Pro Tools ed un sommatore analogico (il MixDream della SPL), utilizzando come convertitore DA un Lynx Aurora 16, per poi ritornare in Pro Tools attraverso un AD16X della Apogee.

Quali difficoltà tecniche si incontrano per registrare e mixare un album strumentale di questo livello?
Mantenere sempre le dinamiche vivaci senza schiacciare troppo il tutto, mantenendo un volume medio alto in mastering. Non è cosa semplice. Ultimamente vengono utilizzate batterie basate su campionamento, tipo BFD o EZ Drummer che rendono tutto molto più semplice: nessuna incertezza sui colpi, dinamica costante, frequenze sempre controllate, ma un suono sterile e poco pulsante. Di conseguenza la prima cosa è costruire una base più solida possibile di batteria: tutti piccoli equilibri tra volumi, eq e compressione.

Avete triggerato la batteria?
No, le batterie sono tutte vere. Quando effettuo il tracking alla fine del pezzo, registro sempre i singoli elementi della batteria. Poi, se ne dovessi avere bisogno, in fase di editing creo i miei sample, così da poter fare eventuali sostituzioni con il suono del kit ripreso. Ma devo ammettere che nel caso dell’album di Daniele, non ho dovuto mettere molto mano alla batteria, suonata veramente bene da Riccardo Quagliato.

Avete trattato in modo particolare eventuali samples e suoni elettronici?
Qualche synth virtuale ed Hammond sono stati reamplificati e fatti passare attraverso la Bogner in clean, oppure attraverso un combo della Fender, un Deluxe.

Come sei riuscito a far suonare con dinamica un disco così potente?
Ah! Ci sono riuscito? Grazie mille per il complimento.

Avete fatto due mastering diversi per la versione digitale e quella su CD?
Si, ma non è stata una scelta. Per l’uscita digitale avevamo corso per finire in tempo, e cosi quando abbiamo avuto l’opportunità per l’uscita del CD fisico, abbiamo nuovamente messo mano al progetto, approfittandone per sistemare alcune cose che non ci piacevano.

Grazie mille per le tue risposte!
Grazie mille a te per le domande.

Maggiori informazioni:
Axe Magazine
Favored Nations
Daniele Gottardo
Ugo Bolzoni NFRS

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