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Reflexion Filter Pro e Project Studio RF: come funzionano?

La differenza principale tra un disco realizzato in studio e uno registrato in casa non risiede in software miracolosi, microfoni e preamplificatori che costano come un’utilitaria o lavori di insonorizzazione degni di un bunker atomico… ma nella bravura di chi suona e nell’esperienza di chi registra.
Dischi storici di band di indiscusso valore artistico e successo commerciale sono stati – e vengono – registrati in salotti, cantine, garage, ville… adibite temporaneamente a studio di registrazione.

Se è vero che l’home recording ci permette di poter registrare alla stessa qualità dei nostri eroi, nessun software o computer sostituisce però l’esperienza necessaria a ottenere una buona registrazione; molto spesso, mix a parte, quello che tradisce alla prima nota un lavoro amatoriale è la ripresa approssimativa.

Reflexion Filter Pro & CAD Trion 7000

Molti lettori ci scrivono impauriti dalla possibilità che qualche rumore esterno possa rientrare nelle loro tracce, ma pochi considerano la reale insidia annidata in ogni stanzetta adibita a home studio: le riflessioni. Basta battere le mani una volta per far la conoscenza di quell’eco fastidiosa che risponde puntualmente sulle alte frequenze al nostro richiamo.
Nessun software ci aiuterà a toglierla dalla registrazione e, fosse anche possibile, costerebbe tempo e probabilmente… suono.

E’ l’attenzione ai piccoli dettagli che divide chi registra professionalmente dai principianti: conoscere i problemi ci mette sulla buona strada per risolverli.

Per combattere queste riflessioni basta poco: gli espedienti artigianali funzionano egregiamente, ma in un’epoca in cui lo studio viaggia sempre più spesso in uno zaino con la scheda audio e il microfono, conviene cercare soluzioni migliori sia dal punto di vista sonoro che ergonomico: coperte, cuscini e piumoni aiutano, ma non sono funzionali e facili da trasportare come un Reflexion Filter!
Grazie a Midiware, distributore italiano dei prodotti sE Electronics, mettiamo alla prova il Reflexion Filter PRO (€ 269,00 + I.V.A.) e il più economico Project Studio Reflexion Filter (€ 158,00 + I.V.A.): vediamo come si comportano in una situazione reale!


Reflexion Filter PRO
Il RF Pro nasce dall’esigenza di ottenere, in stanze non acusticamente trattate, una buona ripresa dry.
Dal piccolo manuale allegato (in inglese) scopriamo che l’unità, con la sua forma a C, consta di sei strati principali: il primo, in alluminio traforato, permette al suono di passare e lo diffonde su un pannello in lana assorbente; le onde incontrano quindi un’ulteriore strato di alluminio, uno spazio vuoto (che funge da barriera acustica), un’altro pannello assorbente e un’ultimo schermo di alluminio traforato. Dal lato della fonte sonora incontriamo uno schermo in poliestere che assorbe e diffonde le onde prima di lasciarle passare al primo dei sei filtri.

Il Reflexion Filter Pro è dotato di un supporto snodabile che ne permette il montaggio sull’asta microfonica: il microfono viene montato direttamente sul supporto fornito dalla sE, evitando di dover ricorrere a una seconda asta; è possibile farlo scorrere nella posizione di utilizzo preferita e, una volta capito il sistema per montare il tutto (la prima volta ci si sente un po’ come davanti a un mobile Ikea!), l’operazione è veramente semplice e non richiede più di due minuti.

Reflexion Filter Pro: lato posteriore

L’unità appare solida e robusta: facilmente trasportabile, ha comunque un peso che – insieme al microfono – può mettere in crisi le aste economiche. Consigliamo quindi di montarlo su una buona asta, altrimenti possiamo aspettarci che dopo pochi istanti la leva sia eccessiva e il braccio si pieghi verso il basso per il peso.
Una volta montato il microfono e trovata una posizione soddisfacente, ho proceduto al test vero e proprio: i microfoni utilizzati sono stati uno Shure KSM32 (condensatore, cardioide) e un CAD Trion 7000 (a nastro, figura a 8). Ho effettuato le prove sia in una sala piuttosto spaziosa che in una piccola camera, cercando posizioni nelle quali le riflessioni si manifestassero in maniera evidente.
La sala, pur non trattata acusticamente, non esibisce – grazie alle dimensioni – particolari problemi di riflessioni, specialmente al centro della stanza. Ovviamente, più ci si avvicina ai muri e agli angoli, più il suono batte e ritorna verso il microfono, provocando il famigerato comb filtering: grazie al filtro sono stato in grado di annullare senza sforzo l’ambiente circostante.
La cameretta si è invece rivelata il vero banco di prova per il Reflexion Filter Pro: un vero disastro di riflessioni incontrollabili tra chitarre acustiche appese al muro, una finestra senza tenda e l’impossibilità – visto lo spazio ristretto – di cercare una posizione che minimizzasse il problema.
Specialmente sulla voce l’effetto è evidente: una specie di brutto riverbero, un alone sgradevole che urla “cameretta!” alla prima nota e rende le tracce poco utilizzabili.
In casi come questo il RF Pro diventa un alleato insostituibile: per quanto non sia possibile annullare completamente l’effetto, le tracce ottenute risultano naturali e prive di riflessioni evidenti. Il filtro è neutro su tutto lo spettro, ma sembra aggiungere qualcosa sulle basse frequenze: poco male, visto che è pratica comune applicare un filtro passa alto (HPF) a tutte le tracce che non siano cassa, basso, tuba…

Reflexion Filter Pro

Con il microfono CAD Trion 7000 (un ribbon dal costo accessibile e dalla resa superba, utilizzato – tra gli altri – da Joe Satriani) ho avuto la possibilità di testare come il filtro della sE sia in grado di minimizzare la ripresa del lato posteriore della figura a 8, ottenendo ottime registrazioni in una stanza nella quale un cardioide sarebbe stata la soluzione meno rischiosa.

Per annullare del tutto l’ambiente di una stanza problematica, il consiglio è quello di mettere dietro al cantante un pannello assorbente o un piumone: in quel modo siamo sicuri che le riflessioni non vengano incise sul nostro hard disk!


Project Studio Reflexion Filter
Il PSRF nasce per venire incontro a chi cerca una buona soluzione alle riflessioni con un occhio al portafoglio: pur conservando un look simile al fratello maggiore, la cornice di metallo traforato del PSRF contiene una struttura assorbente semplificata, il cui ultimo strato è costituito da un pannello di schiuma fonoassorbente.

L’hardware verniciato in nero dona all’unità un aspetto molto curato e professionale e la modalità di montaggio è simile a quella della controparte più costosa.

Project Studio RF & Shure KSM 32

A parità di condizioni (stesse stanze, stesse fonti e stessi microfoni), il modello più economico risulta leggermente meno efficiente, garantendo comunque prestazioni assolutamente significative rispetto all’eventualità di non utilizzare nulla. Le cose migliorano decisamente con il buon vecchio rimedio di mettere alle spalle della fonte un’asta piegata a T con un piumone sopra: in quel caso anche le prestazioni del PSRF raggiungono un livello notevole, anche se non sempre è possibile portarsi dietro un piumone.

Project Studio Reflexion Filter: lato posteriore


Conclusioni
Ho avuto in prova i due filtri per un periodo piuttosto lungo e, spinto dalla curiosità, li ho confrontati con soluzioni D.I.Y.: l’unico metodo paragonabile per i risultati ottenuti si è rivelato quello dei piumoni appoggiati sulle aste, mentre soluzioni più semplici (un pannello di materiale fonoassorbente piramidale piegato a “C” o un rettangolo di bugnato montato sull’asta dietro al microfono), pur “mas que nada”, in qualche modo hanno tradito il colore della stanza e sono risultati meno efficaci.

In conclusione entrambe le unità ci permettono di migliorare notevolmente la situazione quando la stanza nella quale avviene la ripresa non presenti condizioni ottimali: in stanze grandi e senza tanti problemi il Project Studio Reflexion Filter potrebbe essere più che sufficiente, in stanze piccole o affette da riflessioni evidenti il Reflexion Filter Pro è sicuramente più consigliabile.

Gli utilizzi alternativi possono essere facilmente intuiti: posizionare uno di questi filtri di fronte a un ampli per chitarra ne faciliterà la ripresa in ambienti poco adatti; chi fa speakeraggio può ottenere risultati veramente ottimi e, pur non potendo chiaramente sostituire un’insonorizzazione, entrambi i filtri riescono comunque a minimizzare il rientro di rumori normalmente captabili in una realtà di home recording: la ventola del computer che parte nel bel mezzo del ritornello, il motorino che passa sotto casa, il vicino che gentilmente ci lascia ascoltare la partita… e in più, essendo facilmente trasportabili, sono una piccola assicurazione contro l’inquinamento da riflessioni ovunque ci si trovi a registrare con il nostro notebook!

Maggiori informazioni:
Midiware
sE Electronics

Si ringrazia per la gentile disponibilità Francesco Passarelli, Manager della divisione Pro Audio di Midiware

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