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35 anni di registrazioni: intervista a Luigi Notte

 

Luigi Notte in studio

Luigi Notte è uno dei fonici più preparati e affermati del belpaese: ha registrato vere e proprie icone della musica italiana come Mina, Pino Daniele, Claudio Baglioni, Il Banco del Mutuo Soccorso, i New Trolls e da 30 anni lavora nello studio di Guido e Maurizio De Angelis, autori di colonne sonore che, chiunque abbia acceso al TV negli ultimi 40 anni, ha sentito per forza!

Abbiamo intervistato Luigi, che con la simpatia e la veracità che lo contraddistinguono, ha demistificato molti dei luoghi comuni che affliggono l’arte della registrazione.
Facciamo tesoro della sua esperienza e dell’entusiasmo che un professionista del genere ci trasmette!

Tu lavori in studi professionali ma ti servi anche dell’home studio. Si può registrare e mixare professionalmente in un home studio?
Senz’altro! In studio attualmente lavoro con la (console, NdR) Yamaha DM 2000, in passato ho lavorato con la Harrison, un banco da 500 milioni (di lire).
Le differenze ovviamente esistono, ma avendo le idee chiare si riescono a fare dei bei prodotti anche a casa. Figurati, io a casa ho addirittura un vecchio computer Pentium 4 con Nuendo!

Accidenti!
Certo, mi aiutano molto i 400 plugin che utilizzo…

Secondo te c’è una grande differenza tra outboard e plugin?
Io mi trovo bene con entrambi. Ormai riproducono l’hardware in maniera minuziosa… sulla qualità si può sempre migliorare, ma dipende anche da che macchina hai… io non ho trovato differenze enormi.

Pensi che sia necessario trattare acusticamente la stanza nella quale si mixa, per non avere un ascolto falsato?
Ma… ultimamente ho mixato un disco rock nel mio home studio: l’ascolto che avevo a disposizione erano le casse dell’impiantino surround… e mi è venuto bene!
In realtà dipende tutto dal manico! Metto un disco di riferimento e, anche su casse indecenti, so come suona. Ho dei dischi che conosco particolarmente bene che mi permettono di capire immediatamente cosa mi restituiscono le casse sulle quali sto lavorando. Anche in studio le casse sono sempre state una pippa mentale… ho sempre detto: “Raga’ lavoramo! Famo la produzione e vedrete che le cose funzionano!”.
Comunque in generale le casse di qualità devono restituire quello che gli dai, non devono essere colorate o far sembrare che tutto suoni bene.

Che ne pensi dei microfoni economici usciti negli ultimi anni?
In fase di ripresa oggi ci sono dei buoni microfoni a prezzi molto bassi: ormai si riesce a registrare persino una batteria a poco prezzo!
Il resto dipende dal gusto di chi riprende, dalla posizione dei microfoni… è una questione di esperienza.
Io dico sempre che purtroppo ci vuole esperienza: “purtroppo” perché se hai esperienza vuol dire che è passato qualche annetto!

Cosa ci puoi dire dell’ambiente in cui si registra?
Oggi non servono grandi insonorizzazioni, basta una stanza silenziosa, possibilmente un bel salone, e riesci a registrare la batteria in maniera soddisfacente.
Magari l’ambiente è proprio quello che può fare la differenza.

Su questo punto è interessante approfondire: molte persone pensano che senza un’insonorizzazione perfetta non si possa premere “REC”!
In realtà molti fonici americani o inglesi usano case di campagna, ville… dove trovi sì il silenzio, ma nelle quali l’ambiente della batteria è semplicemente più bello che in uno studio. Anche gli hangar vanno bene!
Nel mio studio ho una sala insonorizzata per la ripresa della batteria, ma l’ho allestita in modo da poter togliere i pannelli e lasciare il tufo libero, che restituisce un ambiente simile a quello live. Non va bene per tutto, ma per alcune batterie rock è la soluzione perfetta.

Ma per chi non avesse una stanza “ideale”, avresti alcuni consigli su come sfruttare al meglio l’ambiente a disposizione?
Un minimo di trattamento acustico in casa serve sempre: senza cercare cose particolari, le tende, ad esempio, aiutano abbastanza. Noi da ragazzi usavamo i cartoni delle uova, già qualcosina assorbivano. L’importante è cercare di lavorare in ambienti non riverberati, con un buon abbattimento acustico.
La posizione del microfono poi è fondamentale: ad esempio sulla batteria è importante tirare fuori un bel suono dai microfoni panoramici. E’ vero, magari ne posizioni uno su ogni elemento del kit, ma il grosso del suono te lo danno i panoramici.
Potresti anche lavorare soltanto con due microfoni panoramici, senza quelli “close“, ma devi avere un batterista che suoni in modo bilanciato. Microfonare anche cassa e rullante ti dà più possibilità in mix.

Secondo te è possibile registrare delle sezioni di archi o di fiati in maniera convincente a casa?
La registrazione a casa purtroppo ha dei limiti. Le riprese di alcuni strumenti con più elementi, come la batteria, ensemble di archi o sezioni di fiati possono creare problemi: soprattutto se non hai a disposizione dei pannelli acustici, i rientri sono pazzeschi. A quel punto è più semplice lavorare in studio.

Console Harrison

C’è tanta differenza tra nastro e hard disk?
Certo! Io sono nato come recordista: praticamente non esistevano i telecomandi, c’erano soltanto degli ometti che facevano i setting, riprendevano la frase “punch in / punch out(NdR: un metodo che permette la correzione di errori riavvolgendo il nastro e sovraincidendo di nuovo solo il frammento da correggere)… e cercavi di rubare con gli occhi dei trucchi al fonico.
Dopo sei mesi da recordista mi hanno messo davanti alla console… piano piano ti trovi di fronte a dei problemi e impari a risolverli. Dal 1975 al 1981 sono stato fonico allo studio di Claudio Mattone: ho registrato Claudio Baglioni, Mina, Il Banco del Mutuo Soccorso, Pino Daniele, i New Trolls…
Lì avevamo a disposizione uno Studio A più grande e uno Studio B più piccolo, e c’era la MCI, una console americana tipo Harrison.
Una volta il mio maestro, Franco Finetti, si dovette operare, e così la mattina lavoravo nello studio A, la sera nello Studio B…. Sette anni di “conto terzi”, in tempi in cui i dischi si vendevano… è stata una bella scuola!
La differenza vera per me non è stata il passaggio all’hard disk, ma alle console digitali: ero abituato a lavorare su banchi SSL, MCI, NEVE, Harrison e mi si è chiuso un mondo, ho dovuto ricominciare da capo. I primi sistemi digitali in realtà facevano dialogare l’analogico con il digitale, dovevi passare il segnale attraverso un convertitore AD, l’AD attraverso il pre, il pre attraverso la console… e dovevi stare attento che in tutti questi passaggi manuali filasse tutto liscio…
Per me, lì per lì è stato un trauma… ovviamente l’ho superato in breve tempo e oggi è tutto più comodo.

Console MCI

E a livello sonoro noti delle differenze tangibili?
L’hard disk permette di registrare a un bel livello, ma per conto mio il vero salto si farà quando lo standard sarà 96 kHz/32 bit, perché con 44.1 o 48 kHz/24 bit si perdono delle frequenze alte, magari non udibili, ma avvertibili a livello di ariosità. Serviranno schede audio e programmi che permettano di gestire files così pesanti più agevolmente di oggi. Ci vuole tanta potenza in più, ma si guadagnano armoniche.
I vecchi ampli hi-fi arrivavano a 30/35.000 Hz… è vero che tecnicamente l’orecchio sente fino a 20.000 Hz, ma quelle aperture in alto si sentivano eccome!

Molti principianti, convinti che l’hard disk funzioni come il nastro, registrano al livello più alto possibile e… clippano!
L’ideale è far lavorare l’equipaggiamento sempre al volume giusto. Anche con il nastro in realtà bisognava stare attenti a non andare in distorsione con il pre, con i filtri, con il fader… Il fader stesso ha una saturazione interna. E oggi è lo stesso: con il digitale il fruscio non è più un problema, non c’è bisogno di entrare troppo alti, ma bisogna far sempre lavorare tutto il sistema al livello ottimale.

Negli ultimi anni, usando meno le console, c’è la tendenza a impiegare un pre diverso per ogni fonte: un valvolare per la voce rock, un solid state per la chitarra acustica, un ibrido per gli overheads…

Console Neve

E’ una moda… chiaramente ci sono dei pre che hanno una resa pazzesca rispetto ad altri per un determinato strumento… ben venga… ma se devo riprendere 40 elementi diversi nello stesso momento… che faccio?
I dischi sono stati fatti per una vita entrando tutti nella stesso banco: ogni console ha una caratteristica, SSL e Neve sono diverse, ci mancherebbe… e ovviamente puoi trovare il pre più adatto a ogni fonte ma… per me è un po’… ‘na cazzata!
L’importante è sapere dove mettere le mani: molti principianti comprano un pre, vedono il potenziometro degli alti e magari per schiarire un po’ una cassa lo aprono, non sapendo che il taglio di quel filtro è a 12.000 Hz. Così la cassa rimane scura e hanno aggiunto un bel fruscio alla traccia…

Come possiamo arrivare ad un mix soddisfacente?
Bisogna trovare un giusto bilanciamento dei vari elementi, questo non si insegna, si impara con l’esperienza.
E soprattutto devi capire che i fonici mixano quello che gli è stato dato: il vero mixaggio in realtà lo fa l’arrangiatore. Non diamo le colpe al fonico!
Una volta c’era molta ricerca: c’era il musicista, l’arrangiatore e il produttore, tutti insieme in sala… c’era molta cura. Oggi questa cura non c’è più, oggi c’è molta “produzione”…
L’arrangiatore dava consigli, il fonico lavorava a stretto contatto con quest’ultimo e lo aiutava, magari con un effetto o con un equalizzatore per risolvere un problema.
Ma era compito dell’arrangiatore mettere in partitura gli strumenti e fare in modo che tutte le parti si armonizzassero tra di loro.

Console SSL

Come mai secondo te i vinili  spesso sembrano più caldi rispetto al CD?
Il CD virtualmente ha più dinamica e uno spettro più ampio: il vinile in basso aveva il limite a 40 Hz. Ma in realtà la qualità migliore non è legata al sopporto, quanto al metodo di registrazione che all’epoca veniva applicato!
Il basso era vero, c’era l’ambiente giusto, il microfono giusto e l’arrangiatore – lo ripeto sempre – valorizzava i vari strumenti.
Non puoi impiegare un basso contemporaneamente ad un altro strumento che utilizza le sue stesse frequenze, disturbandole. La bravura dell’arrangiatore è quella di valorizzare al meglio gli strumenti utilizzati nel corso della registrazione: se metti un pianoforte e poi aggiungi una chitarra distorta nelle stesse frequenze, le frequenze vengono annullate perché si crea una sommatoria. Si perde la dinamica, la profondità, si perde tutto.
Oggi c’è una mancanza di ricerca sull’arrangiamento, soltanto gli americani lo sanno ancora fare. Perciò un po’ della crisi attuale è meritata per colpa dei musicisti e degli arrangiatori.

Quali altri elementi influenzano la qualità della produzione?
Possiamo individuare anche un altro problema. C’è stato uno scambio di ruoli: i musicisti vogliono fare i fonici. Gli studi grandi, con le loro qualità di ripresa, sono andati scomparendo… gli studi piccoli sono il segno di una perdita di qualità.
Tanto per fare un’esempio: io uso spesso un’orchestra sinfonica digitale, il plugin “East West Symphonic Orchestra”… ma so bene come suona un’orchestra vera di 120 elementi… Non c’è paragone!
Gli archi delle colonne sonore oggi vengono tutti registrati a Praga perché lì è più economico. Qui purtroppo non ci sono più possibilità per farlo e, se dovessi trovare lo studio adatto, avrebbe un prezzo esagerato. Così Morricone e gli altri vanno tutti a Praga… e noi continueremo ad utilizzare i plugin!

Oggi il mastering è una pratica diffusa: cosa succedeva tanti anni fa, dopo il mix?
Una volta, fatto il mix su nastro, andavi in transfert, dove c’era il tornio, c’erano due casse, una macchina che leggeva il nastro, e tu avevi un metro di paragone per capire come suonava il tuo mix. Se suonava lì, suonava dappertutto. E lì producevano la lacca di prova. Una volta ottenuta quella definitiva, si andava alla galvanica, al bagno d’argento, e poi alle presse. Così si facevano i dischi “a sfornare”.
Come punto di riferimento andavamo all’etichetta discografica RCA, è stata una scuola qui a Roma. Con i Fratelli De Angelis abbiamo fatto tanti dischi, poi c’è stata la crisi… ora fanno colonne sonore, sono diventati produttori, comprano i diritti di un libro, lo fanno diventare una cosa per lo schermo e ci fanno la colonna sonora.

Qual è la tua opinione sulla “loudness war“?
Sbagliatissima, bruttissima! La dinamica ci deve essere. Anche io uso un compressore sul mix, ma la dinamica va mantenuta.
Se il pezzo varia da un passaggio piano ad un passaggio forte, per poi passare ad un’esplosione, gliela devi lasciare!

"Something" (The Beatles) rimasterizzata 4 volte (foto Wikipedia)

Puoi darci qualche consiglio su come fare il mastering?
Certo, mi faccio il mastering da solo! A fine mix metto un mastering compressor e poi ottimizzo la traccia finale. Utilizzo il BBE Sonic Maximizer e la console Avalon. In questo modo posso mandare il disco in stampa senza che subisca delle variazioni, soprattutto senza che mi eliminino la dinamica!

Un piccolo sguardo nel futuro della registrazione: quali sopporti musicali utilizzeremo?
Il CD va a 44.1 kHz/16 bit… l’imbuto è quello, l’anello debole della catena è il CD. Il futuro poi… credo che sarà in DTS, come i film: mixeremo in surround…
Tra l’altro è divertente, porti gli echi dietro, lasci il solista davanti… alla fine è come per un normale mix stereo: al centro le melodie… i piani sonori dietro, per avere l’effetto avvolgimento… siamo solo all’inizio, ma credo che presto sarà normale mixare così!

Per finire: potresti dare qualche consiglio ai giovani che vogliono fare i primi passi nel loro home studio?
Innanzitutto bisogna variare gli ascolti in modo da avere sempre i riferimenti giusti: registrando, ho sempre cercato di adattarmi al genere che andavo a registrare. L’esperienza in questo campo è una delle cose più importanti, altrimenti potrei andare a lavorare alle poste!

Registrate pochi strumenti, date a ognuno la giusta dimensione. Se poi, riascoltando, il risultato non suona bene, bisogna aggiustare il tiro, modificare qualcosa finché non si è contenti di quello che riascoltiamo. Una volta trovati i settaggi giusti, conviene bloccarli in modo da conservarli per il resto della produzione.
Per quanto riguarda i suoni degli strumenti, vi consiglio di non farli mai in cuffia dove vi manca lo spazio: non c’è la possibilità di azzeccare l’equalizzazione.
Ogni bambino può utilizzare il proprio microfonino e registrare, ma deve cercare di riprodurre il suono il più fedele possibile: più la tua ripresa si avvicina al suono che il musicista ha nella stanza, più sei forte. Per una ricerca creativa puoi cambiare il suono, ma prima devi essere capace di riprodurlo fedelmente.
Il suono te lo porta il musicista, se non riesci a restituirglielo sono problemi seri! Prova a cambiare il suono a Steve Vai o a Satriani! Devi trovare il microfono adatto e posizionarlo nel punto giusto per rendere il loro suono più fedele possibile all’originale. Registrare è un mestiere: se lo fai a livello casalingo puoi improvvisare, ma se vuoi raggiungere i livelli di un disco vero, devi studiare tanto e fare pratica.

Nel mix di un disco abbiamo a disposizione soltanto la dimensione lineare LR (destra e sinistra) regolata dai pan pot, che potrebbe risultare piatta, una sorta di “ammucchiamento di frequenze”. Con la cuffia invece siete in grado di creare una terza dimensione utilizzando i piani sonori e di aggiungere della profondità con i riverberi e i delay. In questo modo riuscite a creare una profondità che lascia spazio alla melodia, al cantante.
Per impostare un buon mix dovete iniziare a regolare i livelli dai passaggi di volume alto e lasciarvi qualche dB per non clippare: così facendo posso vantarmi di non aver mai rotto una cassa, mentre ho lavorato con dei tizi che per un mix hanno rotto due coppie di Yamaha NS10!

Non si finisce mai di imparare in questo campo…
Io non mi annoio mai, c’è sempre qualcosa da imparare. E’ un lavoro, ma non devi mai annoiarti, devi sempre essere curioso e migliorare.
Ho 35 anni di esperienza ma sono uno che pensa che un bambino di 18 mi può insegnare qualcosa!
Questo è un mestiere bellissimo nel quale non si finisce mai di imparare, non arrivi mai, ci vuole molta modestia.

Luigi, grazie per i tuoi consigli!

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