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Altremolecole: il viaggio sonoro di Davide Antonio Pio

In un momento storico in cui la musica si consuma in singoli, parlare di concept album sembra un ricordo sbiadito, legato ai dinosauri del prog-rock.
Invece, con grande sorpresa, Altremolecole è il progetto di un ragazzo di oggi, capace e ambizioso: Davide Antonio Pio.
Il nostro, oltre a cantare, arrangiare e suonare diversi strumenti, si occupa di produzioni di qualità con la sua EstremoMusic, realtà della quale abbiamo scritto in occasione dell’uscita del DVD  didattico Superfingering e dell’album Frenzy Of Ectsasy, entrambi opera del giovane fuoriclasse Daniele Gottardo.

Altremolecole è un album ricco di ospiti di spessore (tra i quali citiamo per brevità Roberto Tiranti, Vittorio Matteucci, Carlo Valli, Tommaso Ermolli, Lorenzo Feliciati, Daniele Gottardo, Nick Muneratti, Alex Stornello, Mario Schilirò, James Thompson e l’attuale batterista dei Dream Theater Mike Mangini) e di influenze stilistiche diverse: la super band passa con disinvoltura per atmosfere rock, pop, funk, fusion, lounge, acustiche… senza mai perdere la bussola.
Il disco, pur toccando generi lontani tra di loro, risulta molto omogeneo grazie alla cura degli arrangiamenti e alla melodia sempre in primo piano.

Un album da gustare tutto di filato, come si faceva una volta: incuriositi dalla realizzazione del progetto, ne abbiamo parlato con Davide.

Davide in studio

Come hai scritto e prodotto “Altremolecole”?
Altremolecole è figlio di tante coincidenze. I brani sono stati pescati da un calderone di materiale che avevo nel mio studio, brani scritti senza pensare a una destinazione specifica, in tempi diversi.
Alcuni di questi (La Virtù, Adieu e Der Suchende) erano perfetti per il progetto… Gli altri brani del disco sono stati cuciti sugli ospiti, ciascuna delle parti presenti nel disco è stata pensata e scritta pensando a chi l’avrebbe eseguita (addirittura i titoli dei brani strumentali riguardano il solista che li esegue).
E poi ci sono i testi. Volevo che i pochi testi del disco rappresentassero il mio stato d’animo di quel momento importante di crescita e ricerca, questo entusiasmo ha reso più facile il lavoro di scrittura, c’era un tema da seguire e nessun limite.
La situazione ideale per questo tipo di progetto.

Ti sei occupato in prima persona degli arrangiamenti?
Agli arrangiamenti ho lavorato fifty-fifty con Emiliano Zanetti, un talento puro dell’elettronica, il musicista che ha creato EstremoMusic assieme a me un anno fa (ora si dedica ad altri progetti ed ha lasciato la compagnia).
Emiliano ha curato tutta la ritimica (elettronica, programmazioni ritmiche e arrangiamenti di basso e batteria). Gli archi li ho scritti assieme al M° Marco Dainese lavorando intensamente per far suonare a dei quartetti dei cambi armonici… non esattamente accademici! Ho cercato di scrivere più parti possibili, ma è stato anche bello che ciascun musicista abbia interpretato quello che avevo scritto e l’abbia cambiato: non è un disco commerciale e non era nato per questo.
E’ altro ed altrove, come una festa di una grande università in cui non tutti parlano la stessa lingua e proprio per questo bisogna sforzarsi di farsi capire con mezzi diversi da quelli che siamo soliti usare.

Hai un home studio nel quale hai registrato le preproduzioni?
Nel periodo in cui è stata fatta la preproduzione di Altremolecole abitavo ancora in Italia (adesso abito ad Edimburgo, in Scozia) ed ero molto vicino allo studio NFRS di Ugo Bolzoni, per cui non avevo bisogno di grandi mezzi a casa: una Kurzweil PC1SE, un set di chitarre, un Mac G5 con Logic 9 e un’ampia scelta di plugins per i suoni di tastiera, scheda audio Motu 828. Mentre Emiliano Zanetti che ha programmato le parti ritmiche del CD ha un vero home studio, con tutto quello che serve per dare un’idea chiara del sound da ottenere.
Altremolecole non ha avuto una vera e appropriata preproduzione, un orecchio attento lo noterà: i brani sono stati messi assieme come un castello LEGO.
Ciascun musicista ha messo i pezzi che gli sono stati dati a disposizione nel modo che lo rispecchiava di più.

Come hai allestito la tua postazione di registrazione?
Ti darò una risposta assolutamente non tecnica, ma spero interessante. Quando sono in studio ho bisogno di: un ambiente pacifico (sistemare eventuali litigi o tensioni tra i presenti prima di accendere Pro Tools), frutta e acqua (essere concentrati sempre ed evitare scuse per uscire dallo studio), ordine e pulizia degli ambienti (polvere e cianfrusaglie accelerano la stanchezza)… al resto pensa il fonico (meno male che c’è Ugo Bolzoni!).

Hai trattato acusticamente la stanza?
Nessun trattamento acustico a casa, lo studio ovviamente si: sia in ripresa che in missaggio è fondamentale poter ascoltare nella maniera corretta, non solo per il giusto bilanciamento, ma anche per non stancare l’udito e poter lavorare molte ore senza risentirne. Come ti dicevo, voglio che il posto in cui scrivo non sia uno studio di registrazione e neanche cerchi “di assomigliargli”.

Come avete registrato le tracce definitive e i vari gli ospiti che hanno partecipato?
Molti ospiti hanno registrato in studio a Rovigo come per esempio Mike Mangini e Vittorio Matteucci.
Altri (come per esempio Roberto Tiranti, Mario Schilirò e Lorenzo Feliciati) hanno registrato in studi di fiducia e ci hanno inviato le tracce: è bene sentirsi a casa quando si deve incidere: ciascuno, quando è possibile, lavori dove sa che può ottenere il massimo. Carlo Valli ha inciso la sua grande voce ai Dubbing Brothers Studios di Roma, dove vengono doppiati tutti i più grandi film americani, i Disney Pixar per esempio.
Per i musicisti di base (io, Emiliano, il batterista Riccardo Merlini e il chitarrista Tommy Ermolli), presenti in quasi tutti brani, abbiamo cercato di fare più dirette possibili in modo che ci fosse – anche nei groove più complicati o semplicemente lenti – un’ energia sonora più amalgamata possibile.

Ugo Bolzoni, Mike Mangini, Davide ed Emiliano Zanetti

Come hai registrato gli archi?

Il quartetto d'archi in studio

Quartetto nello stesso ambiente ripreso con una coppia stereo e un paio di microfoni ravvicinati. Nelle produzioni alle quali ho lavorato dopo Altremolecole, ho sempre sommato alcune librerie orchestrali a più riprese di archi fatte con diversi strumenti. Suggerisco questo metodo a chiunque voglia dare alle parti orchestrali in contesto pop-rock la giusta importanza. Diversi suoni nelle stesse frequenze si sommano e intrecciano armoniche diverse delle stesse parti.

Quando scrivi un nuovo brano componi prima la melodia oppure improvvisi sull’armonia finché non trovi l’idea che ti soddisfa?
Cerco sempre di scrivere melodia ed accordi contemporaneamente… cerco di valorizzare ogni nota della melodia con l’accordo che in quel momento mi emoziona di più. La forma canzone è fantastica perché in quattro minuti puoi raccontare, anche e soprattutto attraverso la musica (anche con un solo riff o con tre accordi che si ripetono) la storia di una vita o di un sentimento.
L’improvvisazione su qualcosa di già scritto (magari materiale che convinceva a metà) non mi ha mai portato a grandi risultati compositivi fin’ora; in genere se mi manca una parte di un brano e non sono ispirato in quel momento preferisco chiedere aiuto a qualche altro autore o musicista. O cancellare tutto e ricominciare il viaggio da un altra stazione.

Nell’epoca degli hard disk molti artisti registrano più “take” per poi scegliere e/o assemblare quella giusta: lo ritieni un metodo di lavoro valido?
Senz’altro sì. Da un disco ci si aspetta una cura da artigiano, da sarto di grande classe. Quello che si ascolta non deve essere “finto e perfetto”, ma nemmeno frettoloso o troppo “live”. Se, per esempio, registrando una nota da sola anziché col resto di una scala si ottiene un risultato migliore, questo metodo può solo dare più entusiasmo all’ascoltatore. Può anche essere una forma di rispetto. Ma ciascuno è bene che lavori con la visione che preferisce, tanti grandi dischi sono stati fatti in diretta – da chi se lo poteva permettere e con grandi mezzi, ovviamente!

Emiliano Zanetti, Vittorio Matteucci e Davide

Come hai fatto a rendere omogeneo un album così ricco di influenze diverse, suonato da tanti musicisti?
Dici che sia omogeneo? Sono felice che tu senta questo. Il disco è stato fatto con tanta energia e tra un lavoro e l’altro, tutti (quasi 40 musicisti) hanno trovato il tempo di mettere una firma, un assolo, un sorriso (o di farci perdere del tempo) su un tema che era stato dato: tutti i musicisti sapevano che il tema del disco era la ricerca di sé, l’attaccamento alla vita. Penso che a legare le trame di questo disco – comunque confusionario – sia il fatto che tutti stavano pensando alla propria vita e al proprio rapporto con l’assoluto nel momento in cui incidevano la loro parte per Altremolecole. Per noi questa è stata una grande lezione.

Il mix è stato portato avanti dentro il computer o con hardware esterno?
Otb tramite sommatore 16 canali, non mi ricordo che convertitori abbia usato, poiché da poco Ugo ha fatto degli upgrade ed ha sia 16 DA Lynx che 16 canali DA Apogee. E aggiungo: yeah!

Avete trattato in modo particolare qualche traccia?

La batteria

Molti pad e gli organi virtuali sono stati riamplificati in un Fender Deluxe per dare più espressività ai suoni. Nessun trigger sulla batteria: Riccardo Merlini e Mike Mangini hanno suonato sui groove elettronici ma le loro tracce sono rimaste acustiche in tutto e per tutto.

Qual è il tuo background musicale?
Tanta tanta musica: i grandi classici napoletani, l’opera e i cantautori (Faber su tutti) per quanto riguarda l’Italia… per il resto il mio grande amore adolescenziale è Donald Fagen, geniale nel far apparire semplici le più originali ed emozionanti variazioni sui giri di blues… poi il musical, Andrew Lloyd Webber, Leonard Bernestein… Ho suonato tanto blues, mi piacciono le canzoni d’amore di qualsiasi genere (da Monteverdi a Robbie Williams) perché, come dice Rainer Maria Rilke, “sono le più difficili”.

Sei un polistrumentista giovanissimo: come hai sviluppato queste padronanze diverse?
Ho lasciato che gli strumenti e la voce avessero padronanza su di me. Mi sono sempre posto degli obiettivi riguardo gli strumenti; non sono un virtuoso di nessuno degli strumenti che suono, ma sono felice di potermi esprimere con una chitarra, un pianoforte o cantando e poter avere un’idea chiara.

Porti avanti molte attività diverse legate alla musica: come riesci a organizzare le tue giornate?
La disciplina è fondamentale per non disperdere le energie. Cerco di fare sempre quello che sento ma prefiggendomi degli obiettivi: “devo finire prima della fine della giornata questa cosa e quest’altra”. Così non ho pressione e posso scegliere cosa fare ma mi autoimpongo di non avere svaghi o di addormentarmi fin quando le attività importanti da finire nel corso della giornata non sono terminate. A questo proposito cerco di circondarmi di collaboratori pazienti: ciò che mi fa felice, mi fa crescere o che mi rende sereno, ha sempre la priorità.

Maggiori informazioni:
EstremoMusic
Altremolecole su iTunes

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