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Kemper Profiling Amplifier: video test e impressioni d’uso

Kemper Profiling Amplifier

 

Per chi ama l’arte della registrazione, il gear è un argomento tremendamente affascinante.
Tra appassionati ci si trova spesso a discutere di microfoni, preamplificatori, equalizzatori e compressori  dalle sigle incomprensibili per i non iniziati: 1073, LA2A, 1176, 512, C12, U47… argomenti che, anche solo sussurrati nel corso di una cena, avvicinano immediatamente la percentuale femminile al tavolo verso lo zero, un po’ come quando i fotoamatori iniziano a parlottare tra loro di f/64 o purple fringing.
Però entrare in una stanza dove tutte quelle sigle si materializzano davanti agli occhi in valvole e transistor  è un’esperienza quasi mistica.

Il FirstLine Studio è un piccolo paradiso toscano del recording e della buona musica: il titolare, Alex Marton, è un vero gear addict, ma a differenza di tanti collezionisti che confondono gli strumenti con l’esperienza e il gusto, la bontà delle produzioni uscite dal suo studio testimonia le capacità del nostro.

Sempre alla ricerca dell’eccellenza, Alex ha dotato il proprio studio di decine di microfoni, preamplificatori, eq e compressori diversi per poter scegliere di volta in volta il colore più adatto alla traccia da registrare. In questa ricerca accosta con grande apertura mentale materiale vintage a novità appena uscite sul mercato: probabilmente è stato uno dei primi studi in Italia, se non il primo, a dotarsi del Kemper Profiling Amplifier.

Di cosa si tratta?
Di una macchina che probabilmente andrà ben oltre i pur ambiziosi obiettivi dei progettisti: clonare in maniera indistinguibile dall’originale qualsiasi amplificatore per chitarra.

L’esclusiva tecnologia digitale sviluppata da Kemper - profiling appunto – permette di catturare il suono di un ampli per riutilizzarlo in seguito, un po’ come un Line6 POD, con la differenza che, oltre ai preset della casa, posso decidere di clonare anche il Davoli della zia.
Incredibilmente, profilare un ampli è una cosa velocissima e a prova di idiota: ammesso che siamo in grado di microfonare un amplificatore in maniera corretta, con un paio di click è possibile, clonarlo, salvare il proprio preset ed eventualmente spedirlo via mail a un amico. Come se non bastasse, il Kemper Profiling Amplifier, ci permette anche di arricchire il timbro clonato con diversi effetti o di modificarlo a piacimento.
I primi scenari immaginabili, studio a parte, sono il live e la registrazione casalinga: registrare un disco con l’outboard a disposizione di uno studio professionale è una cosa, riprodurre fedelmente quei timbri sul palco o in casa è un’altra. Bene, da oggi è possibile profilare il proprio suono in uno studio e portarselo dietro ovunque: non male!

Come funziona la profilazione?
Il Kemper, collegato all’ingresso dell’amplificatore, manda alcuni segnali (degni di un film di fantascienza anni ’70) all’ampli che vengono riprodotti dal cono e ripresi attraverso il microfono, che ritorna al Kemper.

Fine.
Tempo dell’operazione? Meno di un minuto!

Nel caso di più microfoni, basterà sommarli in un mixer e restituire al Kemper quel segnale.
In tutto questo processo non c’è bisogno di suonare: il Kemper clona il comportamento dell’ampli in base ai segnali di test inviati. Per i suoni distorti, a fine profiling, è consigliato di suonare per  qualche secondo, in modo da rifinire il timbro.

Una volta profilato il suono, ascoltiamo le differenze timbriche switchando tra Reference Amp (la catena reale di ampli, microfono, pre…) e Kemper Amp, il clone appena acquisito: beh, sulle prime sembra uno scherzo, poi, dopo qualche secondo, avendo realizzato che non è possibile distinguere un suono dall’altro… c’è da lasciare la mascella sul pavimento!

La cosa incredibile è che il clone è indistinguibile dall’originale non solo per chi ascolta, ma anche per chi suona: il timbro profilato conserva la stessa dinamica di quello reale, quindi sotto le dita è indistinguibile.
Ovviamente, per poter apprezzare tutto ciò, è necessario ascoltare entrambi i suoni dagli stessi monitor, altrimenti saremmo influenzati nel giudizio dal suono diretto dell’ampli nella stanza.
Per valutare al meglio le qualità di questo piccolo mostro, la situazione ideale è quella del nostro test: ampli microfonato in una stanza separata e ascolto in regia – attraverso i monitor – di entrambi i suoni.
Una volta appurata l’indistinguibilità del suono Kemper rispetto al Reference, possiamo dedicarci a cercare il miglior suono possibile in registrazione, profilarlo, salvarlo e portarcelo ovunque!

Il video raccoglie in maniera semplice e pratica le mie impressioni d’uso in compagnia dell’ottimo Sauro Gaggioli.
Un ringraziamento speciale ad Alex Marton per aver messo a disposizione di HomeStudioRecording.it la propria esperienza e il FirstLine Studio.


Maggiori informazioni:
Kemper Profiling Amplifier
Soundwave Distribution

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