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Flood e i microfoni Sontronics

 

Qualche giorno fa Lisa Coley (Communications & Media Director di Sontronics) ha intervistato il grande produttore ed engineer Flood e mi ha mandato questo interessante racconto su come i microfoni Sontronics siano entrati nel suo studio.
Conoscendo la qualità di questo marchio – ho posseduto e utilizzato per diverso tempo alcuni microfoni della casa: Sigma, Halo e Saturn -, non posso che essere felice di dare spazio su queste pagine a un’azienda a conduzione familiare che tra l’altro progetta i microfoni in Inghilterra e li realizza in Portogallo.

FLOOD & SONTRONICS

Flood

Il rinomato produttore e engineer Flood (al secolo Mark Ellis) ha lavorato negli ultimi trent’anni con alcuni dei più importanti nomi del music business dagli U2 ai Nine Inch Nails, passando per PJ Harvey, New Order, Sigur Rós, Smashing Pumpinks… (giusto per dare qualche titolo, è lui l’uomo dietro a brani immortali come One degli U2, 1979 degli Smashing Pumpinks o Personal Jesus dei Depeche Mode!)

Flood è diventato un fan dei microfoni Sontronics cinque anni fa e, mentre riempiva il suo studio con microfoni e preamplificatori, ha partecipato attivamente alla fase di beta-testing dei vari prodotti della casa inglese (compresi i recenti Saturn e Halo), sfruttandoli al massimo e nelle condizioni più estreme in compagnia dei suoi compagni di studio.

Il nome di Flood aleggia dietro ad alcuni dei più grandi album degli ultimi trenta anni da How To Dismantel An Atomic Bomb degli U2 a Mellon Collie & The Infinite Sadness degli Smashing Pumpinks a Wonky degli Orbital.
E’ il produttore di riferimento di molte star di primo livello e il suo lavoro è stato ripagato con una montagna di premi, tra cui il recente Mercury Prize per Let England Shake di PJ Harvey, un album che Flood definisce “il suono Sontronics”.
Difficile credere che i primi passi di Flood nell’industria musicale siano stati dalla parte opposta della catena di registrazione.

Ho cercato di imparare a suonare la chitarra classica” racconta Flood, “e ancora possiedo e suono la mia prima chitarra elettrica, una copia Les Paul dell’Aria, e il mio ampli Binatone Maestro dei Woolies! Non molto dopo sono diventato un pessimo chitarrista ritmico punk, ho aperto una discoteca con annessa radio pirata. Questo all’età di 16 anni, quindi non avevo molto tempo per la scuole!

Nell’era post-punk le prime influenze musicali di Flood furono un interessante mix di musica elettronica e glam rock, cosa che continua a ispirarlo anche oggi.

Il primo concerto a cui ho assistito è stato quello dei Tangerine Dream, il primo singolo che ho acquistato è stato Rock N Roll Part 2 di Gary Glitter, il primo album Aladdin Sane di David Bowie, ma quello che mi ha cambiato la vita per sempre è stato Search And Destroy di Iggy And The Stooges.

Dopo un paio d’anni come musicista e cantante in varie band – bassista nei The Lambrettas e cantante nei Seven Hertz a fine anni ’70 – prese la decisione che avrebbe dato una svolta al resto della sua carriera.

Lessi un articolo in un giornale che descriveva la vita di un teaboy in studio di registrazione e, anche se l’articolo era scritto per scoraggiare la gente, per me fu come sventolare un drappo rosso di fronte a un toro!
Dopo esser stato bocciato agli esami scolastici telefonai a 50 studi in cerca di lavoro e dopo una settimana stavo lavorando come teaboy agli studi Morgan.

 Flood ha lavorato in alcuni dei più importanti studi inglesi – inclusi Trident, Marcus e Battery – prima di prendere la decisone di intraprendere la carriera di freelance nei primi anni ’80, lavorando con i New Order (nel loro album di debutto Movement), con i Cabaret Voltaire, i Ministry e Marc Almond. Questo lo portò a lavorare con la Mute Records, grazie alla quale diventò un collaboratore regolare dei Depeche Mode e di Nick Cave, fino al suo exploit commerciale con The Joshua Tree degli U2 nel 1987.
Da allora Flood è stato in cima alla lista di molti artisti (The Killers, Sigur Ros, Smashing Pumpinks, Gary Numan) e i tanti dischi di platino e i premi ricevuti testimoniano i risultati di un modo di lavorare attento, esigente e accurato.

Accanto a questi premi, una collezione sempre crescente di microfoni Sontronics, che ha scoperto grazie a un suo amico produttore.

Alan Moulder mi raccomandò Sontronic dopo aver lavorato con Josh Homme dei Queens of the Stone Age, un vero fan del marchio.
Provai il Delta e il Sigma e mi innamorai subito. Riuscire a ottenere chiarezza e profondità così vicino all’ampli era incredibile!

Flood investì presto in una famiglia di microfoni ribbon da affiancare agli altri per il suo studio al Miloco Assault & Battery.

La famiglia Sontronics

Circa un anno dopo, quando Flood stava producendo Let England Shake di PJ Harvey con John Parish in un chiesa di un paesino remoto del Dorset, ritornò di nuovo a Sontronics.

Per quell’album usammo i Delta sugli ampli e Sigma sulle voci di Polly e John, sui fiati e per l’ambiente. L’Orpheus è stato usato come go-to mic per tutto il resto: voci, batterie, chitarre acustiche, autoharp, ambiente e piano.

Nella notte di settembre 2011 quando Let England Shake vinse il Mercury Prize, Flood mandò un messaggio al designer e direttore generale della Sontronics Trevor Coley per ringraziarlo, dicendo “questo album è il suono Sontronics”.

 

 

Cosa intendeva esattamente?

La ragione per cui lo dissi fu principalmente perchè i microfoni Sontronics furono usati praticamente su tutto, ma anche perché – e questo è più importante – ogni volta che microfonavamo qualcosa con i Sontronics, avevamo esattamente ciò che volevamo: chiarezza, carattere, punch e apertura. Tutto l’album è stato registrato flat e questo è un tributo all’engineer Rob Kirwan, ma anche ai microfoni Sontronics.

Come descrive il suono Sontronics?

Principalmente penso che sia affascinante l’immediatezza delle cose che suonano bene senza dover far nulla. L’Orpheus ad esempio ha quel fantastico bite e tutti i microfoni Sontronics sembra che abbiano un’amabile compressione naturale senza perdere chiarezza o dettaglio.

Il suono non è l’unica ragione per la quale Flood ama questi microfoni:

Si può solo lodare l’incredibile rapporto q/p e il servizio clienti incredibile. Poi c’è la consapevolezza che Trevor si preoccupa di ogni aspetto dei microfoni, sia esso audio, qualità costruttiva, design… e mi piace la sua capacità di prendersi la stessa cura del cliente qualunque come dei professionisti affermati. E poi… i microfoni hanno un look fantastico!

Flood è un grande sostenitore di Sontronics e ora è coinvolto in prima persona come beta tester di tutti i nuovi prodotti, inclusi i recenti Saturn e Halo e l’imminente pre Sonora II.

Qual è l’approccio di Flood quando usa i prototitpi? Provarli su tutto? Spingerli al limite? Fare proposte per adattarli o migliorarli?

Tutto questo e vedere se alla fine profumano ancora di rose!

ride Flood

Li uso tutti sempre, sia con gli Editor che con gli Orbital, con Karima Francis o Folas… e sono grandi!

Beh, a questo punto non vi rimane che correre nel negozio più vicino per provarli di persona!!!

 

Maggiori informazioni:
Flood
Sontronics 

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