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Sonum H20 Evolution II: recensione e video

 

Sonum H2O

Sonum H20 Evolution II

Chi possiede un lunchbox API (ma anche Radial, Chamaleon Labs, Tonelux, Empirical Labs, A Design…) ha la fortuna di poter inserire in un rack di dimensioni contenutissime alcuni dei moduli che hanno fatto la storia della registrazione moderna e poter registrare, anche fuori dallo studio, con una qualità (e una facilità) neanche lontanamente immaginabile qualche anno fa, a meno di non trovarsi in studi professionali.

 

Fino ad oggi però, pur potendo contare su macchine celebri e validissime, la scelta – almeno in campo preamp - era limitata a macchine molto colorate: su tutti i celeberrimi API 512c e Neve 1073, perfetti (specialmente oggi che si registra su una D.A.W.) per aggiungere quella cremosa sporcizia anche a strumenti che in natura mancano un po’ di grinta, ma meno adatti a chi cerca fedeltà e trasparenza.

 

E’ un grande piacere dunque scoprire che una ditta italiana ha messo sul mercato il primo preamplificatore microfonico in serie 500 che – oltre a un altissimo guadagno ed un bassissimo rumore di fondo – permette di effettuare riprese fedeli al suono originale, senza introdurre colorazioni o distorsioni di sorta. 

L’azienda che ha colmato questa lacuna si chiama Sonum e ha sede in Toscana, a Sesto Fiorentino (FI).
La progettazione e la costruzione sono interamente italiane e la realizzazione, impeccabile, è lontana anni luce da certe unità che lasciano trasparire la fattura artigianale.

 

CARATTERISTICHE
L’H2O Evolution II è la naturale prosecuzione del progetto H2O presentato nel 2011: tra le migliorie una nuova schermatura posteriore in acciaio Inox, D.I. con impedenza aumentata, nuovo design, Vu-Meter in posizione più visibile, nuova scheda madre (sempre a quattro strati, ora completamente trattata in oro chimico), nuovi condensatori, stessa qualità audio e superiore solidità costruttiva.

I tratti salienti del preamplificatore, che mette a disposizione gli ingressi microfonico, linea e Hi-Z sono: uno stadio di preamplificazione realizzato a componenti discreti in Classe A senza trasformatori in entrata o in uscita, regolazione del gain (fino a +69 dB) che lavora secondo una rivoluzionaria metodologia che permette di modificare dinamicamente lʼarchitettura dello stadio di ingresso. 

La tensione di 48V del Phantom Power viene erogata progressivamente nel tempo. Analogamente viene dismessa.

La funzione PAD permette di ridurre il guadagno del preamplificatore di 17 dB e interviene sul percorso interno della catena audio abbattendo il guadagno dei componenti attivi non introducendo reti passive sul segnale di ingresso. Questo metodo permette di lavorare sempre con l’intero segnale d’ingresso senza alterare le sue caratteristiche sonore.

 

H2O-EVO-Frontale2-filtered_2Dal punto di vista ergonomico il preamplificatore è dotato di un’interfaccia molto chiara ed elegante: sul bel pannello di alluminio anodizzato troviamo una manopola per il volume (che, come vedremo, gira al contrario), il pulsante per accendere l’alimentazione Phantom (+48V) servito da led, i pulsanti per l’inversione di fase e per il PAD, il selettore Mic/Hi-Z/Line e il comodissimo ingresso di linea e Hi-Z; quello microfonico è, come di norma, sul retro del rack che ospita l’unità.
Il Vu-Meter rispetta lo standard professionale +4dBu e permette una visualizzazione del livello del segnale su dieci punti nel range – 20 dB / + 3 dB. Molto utili il led di Over Load (OL) che indica la saturazione del preamplificatore e quello di memoria (M) che conserva per circa 6 secondi l’informazione di avvenuta saturazione. 

Particolare degna di nota: il potenziometro del volume non agisce in modo tradizionale. Il segnale passa sempre tutto e il potenziometro modifica lʼarchitettura circuitale cambiandone semplicemente il guadagno.
In questo modo il rapporto segnale/rumore è sempre al massimo e costante, lʼimpedenza di ingresso non cambia al cambiare del volume e la timbrica del suono non viene alterata.
Per l’utente finale l’unica stranezza potrebbe essere quella di dover dosare il gain in senso antiorario, ma prenderci la mano è veramente questione di qualche secondo e i risultati timbrici valgono quel pizzico di attenzione in più. Unico neo, tutto sommato trascurabile, la mancanza di un filtro HPF.

 

SUONO
Le due unità in prova sono state testate a lungo nella sede di Follonica (GR) dei Firstline Studios, accanto ad unità che nel campo della registrazione rappresentano uno standard universalmente riconosciuto (Neve, API, Universal Audio, SSL, Manley Labs, Focusrite, RME…).
Per documentare al meglio il test del preamplificatore, abbiamo deciso di effettuare una veloce registrazione di un brano in video. 
La batteria è stata ripresa con due microfoni: il Brauner Valvet come mono-overhead di fronte al kit (puntato tra rullante e hi hat) e il vecchio (o meglio vintage!) AKG D12 sulla cassa, entrambi collegati ai pre H2O. 
Il basso è stato registrato in diretta, impostando il selettore dell’H2O su Hi-Z, mentre le chitarre (una a sinistra e una a destra) e la voce sono state riprese con il Brauner Valvet.
L’audio del video ovviamente non è quello della telecamera, ma quello della D.A.W., che è stato semplicemente portato al normale livello di ascolto senza mix o compressione.

 

 N.B.: consigliamo di ascoltare il test utilizzando monitor o cuffie! 

 

CONCLUSIONI
Descrivere un pre come il Sonum H2O non è semplice: non si tratta semplicemente di trasparenza, di fedeltà, di rispetto per la fonte sonora.
Fianco a fianco a macchine ben più costose e blasonate, l’H2O Evolution II restituisce bassi molto più definiti, alte più ariose e medie sempre piacevolmente vere.
Se mi chiedessero di  definire il Sonum H2O con una sola parola, la prima che mi verrebbe in mente è “tridimensionale”.

Non può che riempirci di orgoglio sapere che un prodotto italiano si candida come nuovo standard accanto ai nomi storici, mentre in serie 500 ha già il suo posto di diritto insieme a Neve, API, Purple Audio, AEA… 

 

Maggiori informazioni:
Sonum

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